Che le lavoratrici alle prese con la maternità e la nascita di un figlio vivano spesso condizioni di grande difficoltà, aggravate negli ultimi anni dal moltiplicarsi di contratti lavorativi che non garantiscono le minime tutele alla gravidanza, è cosa risaputa. Ma cosa accade quando le donne madri coltivano, oltre al lavoro o coincidente con il lavoro stesso, una passione artistica? Il primo tempo ad essere sacrificato, naturalmente, è quello prima gelosamente custodito per sé e per la propria creatività. Una riflessione che la bolognese Anna Albertarelli, coreografa, perfomer e madre, ha condiviso con altre madri. È nato così il Collettivo L’Occhio della Lupa, gruppo autarchico ed eterogeneo, o meglio carovana, come Anna ama definirlo, di donne. Tutte accomunate dall’esperienza della maternità e da un background artistico simile o complementare: dalla danzatrice-coreografa Laura Matano alla fotografa Elena La Ganga, dalla sviluppatrice web -con un passato nella danza Sabrina Naspi alla formatrice nei percorsi di formazione professionali per minori Livia Solmi. Con loro anche un’insegnante di Scuola dell’Infanzia, Nicoletta Portavia, e un’attrice, danzatrice e trampolista, Stefania Erriquez. “

Ci accomuna la stessa volontà di riappropriarci di spazi creativi-mentali che, in quanto donne e madri, abbiamo avuto paura di perdere ad un certo punto della nostra esistenza” dice Anna Albertarelli. “È innegabile che un figlio, volente o nolente, cambi la vita, comportando spavento e destabilizzazione, ma è anche vero che, col passare del tempo, questo si può trasformare in creatività e opportunità”. Una coraggiosa confessione delle difficoltà dell’essere madri, spesso tacitate a favore di una visione tutta edulcorata e rosea delle gioie della maternità. Le madri-artiste del Collettivo hanno deciso di conciliare le loro due anime sviluppando progetti che proprio nell’infanzia trovassero la loro più intima ragion d’essere, cercando di trasformare in esperienza artistica lo sguardo dell’infanzia e coinvolgendo i loro figli in prima persona. “I bambini hanno un punto di vista privilegiato sul mondo” continua Albertarelli “non condizionato da stereotipi e pregiudizi, e per questo autentico, spesso acritico e molto colorato.

Uno sguardo che ha il sapore dell’incanto: e “Fotografando l’incanto” è il titolo dell’evento che verrà presentato il prossimo 7 novembre a Bologna (AtelierSì, via San Vitale 69), all’interno del programma di Gender Bender, il Festival bolognese che da anni indaga il tema della rappresentazione del corpo e dell’identità di genere. Significativo che un gruppo di madri decida di partecipare al Festival, nel mare di polemiche che ogni giorno accendono i riflettori sul tema del gender. “Si parla di corpo e corpi” dice Anna “e non conosco relazione più profonda, ancestrale e corporea di quella che lega la madre al proprio figlio. Per questo la presenza di un gruppo di madri artiste che operano una riflessione sull’essenza dell’infanzia a partire dal loro essere madri, creatrici di corpi, unità e molteplicità, diventa un momento fondamentale di quel dibattito sul genere che dall’infanzia deve –o dovrebbe- partire”.

Tra le opere in mostra nella giornata, le fotografie de La Forma Perfetta, nelle quali lo sguardo della piccola Penelope è catturato mentre osserva le immagini del corpo della madre Sabrina durante la gravidanza. O il Trittico dell’amor sottile, fotogrammi in cui madre e figlio (in questo caso Anna Albertarelli e il suo Thomas) rivivono nelle fasi di gestazione, nascita e crescita, tentativo squisitamente materno di fermare lo scorrere veloce del tempo. E ancora Senz-azione, installazione che guida lo spettatore a vivere le diverse e progressive fasi di visione del bambino, dalla nascita ai primi passi, dalle ombre alla stereometria. Per tutte le informazioni sul Collettivo e sui lavori si rimanda al sito www.fotografandolincanto.org.

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