L’informazione e la tecnologia possono contribuire a risolvere la crisi dei migranti. La questione è complessa e a rispondere proveranno sviluppatori, esperti di digitale, giornalisti, designer, accademici e cittadini che dal 2 al 12 novembre si riuniranno a Roma per dare vita a un hackathon dedicato a uno dei più grandi problemi umanitari dell’ultimo decennio.

L’iniziativa si chiama The 19 Million Project”, nome legato ai 19 milioni di migranti che nel 2014, a causa di persecuzioni e guerre, sono stati costretti a lasciare la propria patria. A organizzarla sono stati il portale d’informazione Fusion e l’organizzazione no-profit Chicas Poderosas, con il supporto di Univision, Google News Lab, della Niemen Foundation, del laboratorio giornalistico della BBC e dalla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili. L’evento si svolgerà presso il Luiss Enlabs della stazione Termini, e tra i partecipanti ci saranno oltre 50 professionisti del settore dei media digitali. Saranno loro a dar vita a workshop e dibattiti sulla narrazione della crisi dei migranti, discutendo dell’importanza delle storie che non sono state raccontate e delle voci e opinioni che trovano poco spazio sui giornali. Un’ampia attenzione sarà dedicata ai modelli di analisi dei dati legati ai flussi migratori, e alla possibilità che la tecnologia offre di implementare tecniche innovative di narrazione capaci destare l’attenzione mondiale sulla questione dei rifugiati.

“Abbiamo bisogno di nuove iniziative con le quali i giornalisti possano riunirsi e impegnarsi ad utilizzare le nuove piattaforme per contribuire ad affrontare questa tragica situazione.”, ha spiegato Mariana Santos, fondatrice di Chicas Poderosas. All’interno delle varie sessioni verranno sviluppati progetti giornalistici che saranno poi presentati il 13 Novembre, durante la serata del “Premio Cild per le Libertà Civili”, e successivamente pubblicati – sotto forma di applicazioni, inchieste interattive e mini-documentari – dal sito “The 19 Million Project”. “Ogni giorno scriviamo notizie sulla crisi umanitaria che ha colpito l’Europa e il Medio Oriente, ma noi giornalisti possiamo fare molto di più per creare una coscienza sulla gravità di questa emergenza.”, ha infine aggiunto Isaac Lee, CEO di Fusion.

Nell’ultimo periodo sono diversi i nuovi media che hanno ideato progetti con l’obiettivo di aiutare i rifugiati. Due giganti della tecnologia come Facebook e Google, ad esempio, hanno lanciato piattaforme per raccogliere fondi. A volte, tuttavia, i soldi non bastano, servono soprattutto le idee. Per questo motivo pochi giorni fa proprio il motore di ricerca ha implementato “Crisis Info Hub”, un sito web mobile-friendly destinato alla consultazione da parte dei profughi, che aggrega informazioni sulle sedi per la registrazione, sugli alloggi, sull’assistenza medica, sui punti di cambio valuta e contiene anche un elenco di contatti d’emergenza. Un altro progetto interessante è “Arriving in Berlin”, una mappa che segnala le risorse essenziali per i migranti che arrivano nella capitale tedesca.

Twitter: @danielerubatti