La compagnia aerea russa parla di “fattore esterno”, Usa e Russia non escludono la pista del terrorismo. Mentre è quasi terminato il recupero dei corpi delle 224 vittime, le autorità cercano di ricostruire l’esatta dinamica che ha portato l’A321 a precipitare sul Sinai in Egitto il 31 ottobre scorso. Il capo dell’agenzia federale russa per il trasporto aereo Rosaviatsia, Aleksandr Neradko, ha preso tempo: “Sappiamo che è molto vasta la diffusione degli elementi della struttura, il che significa che la distruzione è avvenuta in aria a grande altezza. Ma parlare delle cause è prematuro”. Più preciso invece il portavoce russo Dmitry Peskov che ha fatto sapere che “non viene esclusa nessuna pista, neppure quella dell’attacco terroristico”. Una voce confermata anche dal direttore della National Intelligence Usa, James Clapper: “Non abbiamo ancora prove dirette di un coinvolgimento di terroristi, ma non lo escludo”.

Gli operatori del ministero delle Emergenze russo hanno trovato finora 12 pezzi dell’aereo: la coda dell’aereo si trova a circa cinque chilometri dal resto del velivolo. In questo momento è in corso l’analisi del contenuto delle due scatole nere che sono state ritrovate e sono in buone condizioni. Secondo una fonte, l’aereo non è stato colpito dall’esterno e il pilota non ha lanciato nessuna richiesta di soccorso prima di scomparire dai radar. Intanto è arrivato questa mattina a San Pietroburgo l’aereo russo con a bordo i primi corpi delle vittime. Secondo quanto riportato da Reuters, le vittime sono state caricate su un camion bianco scortato dalla polizia e diretto all’obitorio di San Pietroburgo per l’identificazione.

Tanti sono i dubbi soprattutto sull’autenticità della rivendicazione dell’Isis arrivata poche ore dopo la tragedia. “Un A-321”, ha detto un dirigente della Kogalymavia, la compagnia a cui apparteneva l’aereo, citato da Ria Novosti, “non può spaccarsi in aria per il malfunzionamento di un qualsiasi sistema tecnico”.  L’equipaggio dell’Airbus “probabilmente nel momento dell’inizio della situazione catastrofica ha perso completamente” il controllo dell’aereo e “può essere questa la spiegazione del fatto che non c’è stato nessun tentativo di stabilire un contatto e informare della situazione di emergenza a bordo”, ha detto Viktor Yung, vice ad della Kogalymavia.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha criticato la decisione di alcune compagnie aeree di evitare la rotta sopra la penisola del Sinai. In un’intervista alla tv algerina, ha affermato che la decisione di compagnie aeree come Klm, Emirates e Lufthansa, è “irresponsabile” e alimenta supposizioni che ci siano stati “altri” motivi, oltre ai problemi tecnici, dietro l’incidente aereo. In realtà la situazione è più complesse e nelle ultime ore è emerso che ormai da mesi i cieli sopra la penisola del Sinai sono considerati pericolosi. Sul sito dell’International Civil Aviation Organization (Icao), l’agenzia dell’Onu specializzata in sicurezza aerea, sono pubblicati i dettagli sui singoli messaggi di allarme. Sin dal marzo scorso tre Paesi, in particolare, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Germania, hanno raccomandato alle proprie compagnie aeree di non volare sul Sinai sotto la quota di 26mila piedi (7.904 metri).