Insorgono il Pd, le associazioni gay e il mondo ebraico. Tace per il momento, con pochi distinguo, il mondo del calcio. Alle frasi antisemite e le considerazioni omofobe di Carlo Tavecchio rivelate dal Corriere della Sera seguono le reazioni. Dure, durissime. E nei prossimi giorni da alcune componenti del mondo del calcio italiano arriverà una richiesta di sfiducia. In particolare, alcuni comitati regionali della Lega Dilettanti sarebbero pronti a chiedere un passo indietro. Troppo poco. Pur se per la prima volta la risposta alla lunga sequela di espressioni fuori luogo del presidente della Federcalcio – già scivolato su ‘neri mangia-banane’ e ‘donne handicappate’ – si fa compatta e le bolla come “indecenti” e “indegne” la situazione è destinata a non cambiare, a meno che lo stesso Tavecchio non decida per un passo indietro.

Tra i volti noti a prendere posizione c’è anche Lapo Elkann: “Sono una vergogna le parole antisemite del presidente della Figc”, ha scritto su Instagram. “Lo sport deve unire le religioni e nazioni e sopratutto chi lo rappresenta ha il dovere di farlo. Sempre”. E sui social network il nipote di Gianni Agnelli lancia l’hashtag #stopracism (“stop razzismo”).

La politica: “Non compatibile con il ruolo, faccia un passo indietro”
Il passo indietro difficilmente arriverà, anche se il partito del presidente del Consiglio Matteo Renzi, già in passato non tenero con il numero uno della Figc, ci va giù pesante. Per il capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano le parole di Tavecchio “definiscono un quadro di ignoranza, razzismo e grettitudine evidentemente non compatibile con nessun ruolo di rappresentanza del Paese” e chiede a chi ne ha facoltà di considerare “la non più sopportabile incompatibilità culturale di Tavecchio con il suo ruolo”. Come “indecenti e sconclusionate espressioni” le bolla il deputato Edoardo Patriarca. “Razzista, omofobo, antisemita. Quanto dobbiamo aspettare che a questo signore venga impedito di continuare a dirigere e a rappresentare il mondo del calcio italiano?”, domanda il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni che nei prossimi giorni porrà la vicenda all’attenzione del Parlamento. “Imbarazzante, intervengano Coni e Governo”, chiede la senatrice Manuela Repetti del Gruppo Misto. “Sono senza parole. È opportuno che faccia un passo indietro. Frasi del genere sono di una gravità assoluta”, attacca Laura Coccia, parlamentare del Pd ed ex atleta disabile. Mentre il responsabile sport dei democratici, Luca Di Bartolomei, dice: “Ora basta, abbiamo dato il beneficio del dubbio una, due, tre, quattro volte. Un uomo che ha una tale responsabilità, in un Paese come il nostro che vive di calcio, certe considerazioni non le può fare. Con quale faccia la Figc andrà a parlare di discriminazione, di antirazzismo?”. Una domanda retorica che trova una risposta nelle parole del senatore dem Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura e Sport di Palazzo Madama: “Non si possono contrastare razzismo, antisemitismo ed omofobia degli stadi, se chi siede ai vertici della Figc ragiona allo stesso modo. Il calcio italiano ha bisogno di una guida autorevole”. Il problema, che sottolinea lo stesso Marcucci, è che la politica può spingersi fino a un certo punto, poi tocca al mondo del calcio. Dal quale nelle prime ore dopo la pubblicazione del colloquio è giunta forte solo la voce del presidente dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri: “Un simile linguaggio non è da presidente di una federazione”. Per il resto, nulla.

“Frasi indegne, allontanatelo”
Chi invece batte i pugni sul tavolo è l’Arcigay: “Tenete Tavecchio lontano da posti di responsabilità nello sport – Si tratta di frasi omofobe e antisemite indegne di chi ricopre un incarico di primo livello in un ambito come quello dello sport che dovrebbe essere il terreno primario in cui si esercita l’inclusione e l’uguaglianza”, attacca il presidente Flavio Romani. “Queste dichiarazioni infangano il mondo del calcio e mortificano i tanti atleti e atlete, tifosi e tifose gay e lesbiche che ancora una volta vengono sbeffeggiati da chi si dovrebbe al contrario attivare perché omofobia, antisemitismo e razzismo non trovino spazio né sul campo né sugli spalti”, prosegue Romani. Dal responsabile sport della stessa associazione che difende i diritti degli omosessuali, Antonello Sannino, arriva un monito agli stessi atleti affinché protestino contro “una persona che evidentemente non è degna di rappresentarli”. “Il mondo del calcio, dello sport e la politica avranno finalmente il coraggio di isolare questo campione dell’avversione nei confronti delle minoranze e finalmente dimissionarlo?”, si chiede il presidente di Equality Italia Aurelio Mancuso.

Le comunità ebraiche: “Indecente, lo sport prenda posizione”
Forte la presa di posizione anche dell’Unione delle comunità ebraiche italiane e di quella romana. “Le indecenti affermazioni antisemite e omofobe del presidente della Federcalcio italiana Carlo Tavecchio costituiscono un fatto gravissimo e un danno d’immagine immenso per la credibilità dello sport nazionale e delle sue istituzioni”, dichiara il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna, per il quale si tratta di “un nuovo passo falso, che mi auguro porti chi di dovere a fare le più opportune riflessioni”. “Nel calcio non può esserci spazio per antisemitismo, razzismo e omofobia. Lo sport italiano dovrebbe pretendere un passo indietro”, ha invece scritto su twitter Ruth Dureghello, a capo della comunità ebraica di Roma.