Esce di scena Paolo Del Debbio, entra Paolo Scaroni. Sarà lui il candidato sindaco del centrodestra a Milano? All’ex amministratore delegato di Eni ed Enel, Silvio Berlusconi ha regalato un pacchetto di azioni del Milan, in segno di stima. Ora gli ha chiesto di candidarsi per il dopo Pisapia, in una competizione che potrebbe vederlo opposto al commissario Expo Giuseppe Sala: una sfida all’ultimo manager.

L’idea del leader di Forza Italia, rallentata dal fatto che Scaroni fosse indagato per corruzione internazionale, ha ripreso quota dopo che il giudice, a inizio ottobre, lo ha prosciolto nel procedimento relativo al pagamento di tangenti per 198 milioni di euro in Algeria per far ottenere appalti da 8 miliardi di euro a Saipem, partecipata da Eni, di cui Scaroni era ad. Nei prossimi giorni sapremo se la proposta di Berlusconi supererà le riserve di Scaroni e i malumori di Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, a cui piacerebbe tanto essere lei la candidata del centrodestra per succedere a Giuliano Pisapia. Ai compagni di partito che le fanno notare che difficilmente i milanesi voterebbero una bresciana, lei ricorda che anche Scaroni non è milanese, ma di Vicenza, dove è nato nel 1946. Per un paio d’anni è stato anche presidente del Vicenza Calcio. A Milano però Scaroni ha studiato e lavorato per molti anni.

Laurea alla Bocconi e, dopo un master alla Columbia University di New York, lavora alla McKinsey, alla Chevron, alla Saint Gobain, infine alla Techint, il gruppo della famiglia Rocca. Proprio come amministratore delegato della Techint inciampa nell’inchiesta Mani Pulite: il 14 luglio 1992 viene arrestato con l’accusa di aver pagato tangenti per ottenere appalti alla centrale Enel di Brindisi. Torna in cella, per un giorno, nell’aprile 1993. Confessa: “Dal 1985 a oggi ho versato al Partito socialista circa 2 miliardi e mezzo di lire, consegnando denaro a volte in contanti e a volte su conti esteri”. Nel 1996 patteggia la pena: 1 anno e 4 mesi.

Segue un periodo di apparente eclissi, durante il quale però realizza il suo capolavoro: per conto della Techint, in alleanza con la britannica Pilkington, compra la Siv, un’azienda di Stato (gruppo Efim) che produce vetri per auto e che viene privatizzata dopo Tangentopoli. La porta a casa per soli 210 miliardi di lire: la metà del valore assegnatole da una perizia di Mediobanca. Dopo qualche tempo, la Pilkington rileva l’intera Siv e Scaroni si trasferisce a Londra, come chief executive officer dell’azienda. Di Tangentopoli, dunque, Scaroni è stato due volte protagonista: la prima, come manager che ha comprato appalti pubblici in cambio di mazzette ai partiti, contribuendo così a formare la voragine del debito pubblico che ha portato nel 1992 l’Italia sull’orlo della bancarotta; la seconda, come beneficiario delle privatizzazioni rese necessarie per salvare il Paese dai guasti di Tangentopoli.

Cugino dell’ex ministra socialista Margherita Boniver, amico dei boss craxiani Massimo Pini e Gianni De Michelis, Scaroni ha un rapporto forte soprattutto con Luigi Bisignani, ex giornalista, ex democristiano, ex P2, eterno lobbista, con una condanna a 2 anni e 8 mesi per la tangente Enimont e un patteggiamento a 1 anno e 7 mesi per la cosiddetta P4. È Bisignani, insieme a Gianni Letta, che propizia il ritorno di Scaroni in Italia, nel 2002, come amministratore delegato dell’Enel: proprio l’azienda pubblica da cui dieci anni prima aveva comprato appalti a suon di tangenti (“Something that in retrospect is somewhat ironic”, si permise di commentare il Financial Times). Ma c’è di più: come ad il manager è stato condannato nel 2014 a 3 anni per avere inquinato il delta del Po con la centrale di Porto Tolle.

Per capire qualcosa di lui si può leggere un suo libro che a metà degli anni Ottanta fu un piccolo caso editoriale: Professione manager, editore Mondadori. In copertina come autore era indicato “Anonimo”, seguito da “a cura di Angelo Maria Perrino”, allora giornalista di Panorama e oggi direttore di affaritaliani.it. Il gioco era fatto per essere scoperto: l’“Anonimo” era proprio lui, Paolo Scaroni, che insegnava i segreti per avere successo. Ma di tangenti non parlava.

Dal Fatto Quotidiano del 1 novembre 2015