Sono quindici pagine, tra fogli battuti al computer e manoscritti con la penna blu su carta intestata della Edilmeccanica Campione: contengono nomi, cognomi e cifre. Eccolo qui il libro mastro delle tangenti dell’operazione Black list, che ha fatto scattare gli arresti domiciliari per tre funzionari pubblici: tra questi il potentissimo presidente della Rete Ferroviaria Italiana, Dario Lo Bosco, da sempre sodale di politici di ogni colore e recentemente avvicinatosi a Confindustria Sicilia. “Vedi tu quello che mi puoi dare”, avrebbe detto il numero uno di Rfi a Massimo Campione, l’imprenditore di Agrigento che è la chiave di volta dell’inchiesta condotta dalla squadra mobile di Palermo e coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudio Camilleri.

Ad inguaiare il numero uno di Rfi, sono gli appunti sequestrati dagli inquirenti all’imprenditore agrigentino, che come un qualsiasi ragioniere metteva minuziosamente nero su bianco le cifre delle tangenti versate soprattutto ai funzionari del corpo forestale dello Regione Siciliana (non dipendente dal Corpo Forestale dello Stato, come precisa una nota dello stesso Corpo, ndr). “Un vero e proprio libro mastro delle tangenti in cui l’imprenditore annotava meticolosamente e con cura cronologica i vari esborsi effettuati e/o le regalie in favore dei soggetti pubblici considerati utili ai fini dell’impresa; un documento invero assai prezioso che garantiva a fini di sostanziale bilancio imprenditoriale piena memoria dei costi occulti e allo stesso tempo assicurava dimostrazione certa e dinamica della corruzione, fungendo anche da potenziale forza di pressione verso ipotetici cedimenti degli infedeli funzionali”, scrive il gip Ernestina Contino nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato ai domiciliari anche Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi, funzionari del corpo forestale accusati di avere intascato tangenti per un maxi appalto sulla nuova linea di radiocomunicazioni della forestale.

Indagati ci sono invece Pietro Tolomeo, ex dirigente della Forestale, Giovanni Tesoriere, preside della facoltà d’Ingegneria dell’Università Kore di Enna, Libero Cannarozzi, dipendente della forestale e Maria Grazia Butticè, compagna dell’imprenditore Campione. Sono tutti accusati a vario titolo di concussione e induzione a promettere utilità. Tessera fondamentale dell’inchiesta della procura palermitana è proprio quel libro mastro delle tangenti, sequestrato dagli uomini della mobile il 3 settembre del 2015, quando Campione viene fermato a bordo della sua Audi A3: dentro ci sono pagine molto interessanti per gli inquirenti. “Si tratta di 10 fogli manoscritti con penna blu su carta intestata “Edilmeccanica G. Campione” e di 5 fogli a scrittura informatica, tutti contenenti l’annotazione di diversi nominativi con date e cifre corrispondenti”, spiegano gli investigatori negli atti dell’inchiesta. Una vera e propria contabilità, e alla fine c’è la sommatoria progressiva delle cifre: stando ai suoi appunti Campione avrebbe pagato 502.626,88 euro di tangenti.

“A loro volta – proseguono gli inquirenti – i fogli manoscritti ripetono sostanzialmente alcune delle annotazioni presenti sui tabulati ma si limitano ad indicare in colonna date e importi con una sommatoria finale di questi ultimi”. Le cifre sono intestate ad alcuni nominativi: Marranca, Quattrocchi, Tesoriere, Assistente Quattrocchi, Polizzotto, Lo Bello, Albero, Peppe, Salvatore, Mario, Tolomeo, Crisene, Sartorio, Rino Gibilio e – appunto – Lo Bosco. “Al di là del contenuto stesso del documento – proseguono gli investigatori – e delle modalità di sua scritturazione e tenuta, il convincimento che i nomi annotati riguardino per l’appunto soggetti destinatari di somme di denaro illecitamente versate dal Campione dirada ogni pur minimo dubbio, risolvendosi in prova piena e inconfutabile, nelle allarmate preoccupazioni dell’imprenditore”. Dopo il sequestro, infatti, Campione si sente spacciato: “Che gli racconto ora? Dentro quella borsa c’erano tutte cose: nomi, cognomi, sono consumato”, dice intercettato. Poi ipotizza una linea di difesa: “Gli dico che i nominativi annotati sono riferiti a muratori, carpentieri e collaboratori vari”.

Giustificazione che però non convince gli inquirenti. E alla fine l’imprenditore cede: “Sollecitato ad ascoltarlo – si riassume nelle carte dell’inchiesta –ammetteva di avere pagato tangenti a funzionati del corpo Forestale e che, contrariamente all’iniziale suo sfogo difensivo, Salvatore Marranca, Giuseppe Quattrocchi e Pietro Tolomeo erano tutti funzionari del Corpo cui aveva elargito ‘decine di migliaia di euro, personalmente e in contanti, spesso presso i loro uffici”. Ma non solo: perché dopo aver sminuito il rapporto con Lo Bosco, alla fine Campione ammette: quel nome annotato nei suoi appunti, era da “intendersi a sua volta il prof. Dario Lo Bosco, presidente di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e a lui, la tangente l’aveva consegnata per il tramite del Quattrocchi e Marranca, con i quali il Lo Bosco intratteneva rapporti”. Al numero uno di Rfi, Campione avrebbe elargito mazzette per 58.650 euro, nell’ambito del progetto relativo al cosiddetto gancio ferroviario, un’apparecchiatura tecnologica a distanza.

L’imprenditore mette a verbale il racconto in presa diretta dei suoi rapporti con Lo Bosco: “Nell’aprile del 2013 trovandosi entrambi insieme a Palermo a passeggiare nei pressi dei locali dell’Ast (azienda dei trasporti siciliana, presieduta dallo stesso Lo Bosco), intenti a discutere del progetto, si determinò a chiedergli dei soldi: vedi tu quello che mi puoi dare”. E Campione decise di mettere mano a portafogli. “Eravamo abituati a sequestrare il libro mastro con le richieste di pizzo nelle indagini sulle estorsioni mafiose. Ora ci imbattiamo in un fenomeno corruttivo che usa gli stessi metodi del racket”, ha spiegato il procuratore Lo Voi. E come è stato per il racket e Cosa nostra, adesso anche le indagini sul fenomeno corruttivo nel mondo dei trasporti rischiano di aprire un nuovo capitolo giudiziario, scatenando un terremoto ai piani alti del potere nostrano. L’inchiesta culminata oggi con le ordinanze di custodia cautelare, infatti, è solo una costola di un’indagine più ampia. Bocche cucite tra gli inquirenti, ma l’impressione è che coinvolte ci siano personalità dall’altissimo profilo istituzionale.