il saltozoppo Gioacchino CriacoÈ appena uscito il nuovo libro di Gioacchino Criaco, Il saltozoppo, presentato qualche sera fa a Cosenza. Cambio di casa editrice per lo scrittore del noir calabrese che sceglie l’approdo ai tipi di Feltrinelli per l’amore nel fare i libri della storica casa editrice milanese. Una famiglia guidata da Inge e Carlo che ha appena festeggiato i 60 anni col claim: I libri sono tutto, I libri sono la vita. Un bel modo di ricordare Ggf, l’ultimo editore d’avanguardia militante.

Classe 65, amato da Pasquino Crupi, una compostezza che rasenta il pudore, Criaco è scrittore che va oltre la letteratura meridionalistica tingendola di realismo magico. Viene dalla Locride, tra le zone più suggestive della Calabria; aspromontano, nativo di Africo, paese dove oltre il latino la lingua d’uso era il greco, ha un sogno condiviso con la testata InAspromonte: ripulire il vecchio borgo abbandonato dal 1951 coperto di rovi, edere, fanghi (il fango è anche quello metaforico della cronaca nera) e riappropriarsi del passato facendone una residenza per scrittori. Appare sideralmente lontano dalla polemica costruita a tavolino su KlausCondicio che l’ha visto suo malgrado protagonista per la programmazione della pluripremiata Anime nere su Sky. Unica preoccupazione: che la Calabria possa uscirne penalizzata nell’eventualità (reale) di farne una fiction perché la produzione potrebbe valutare l’opportunità di girare altrove. Un vero peccato in una regione unica per rarefazione della luce, che ha fame di lavoro, dove fare un film si traduce anche in offerta di lavoro.

Gioacchino CriacoMa veniamo a Il saltozoppo, favola nera che ritrae una Calabria dalla natura selvaggia con “stupide case non finite, cresciute alla rinfusa dove un tempo c’era un mondo da favola”. Una Calabria sospesa, dal lato oscuro, attraversata da odi e rancori millenari: “Abbiamo un solo legame con il mondo: la ‘ndrangheta. Il nostro male peggiore è in realtà l’unica cosa che ci dia visibilità” chiosa il Cucciolo/Alberto Therrime giacché “il mondo marcia anche senza pensare a noi”. Eppure un libro nuovo, un cambio di passo, un respiro diverso per quell’universo femminile preponderante rispetto ai precedenti. Per la prima volta protagonista è una donna, la Ninfa (personaggio preferito dall’autore) che tenterà di cambiare il suo destino e quello del suo innamorato. “Agnese – ci racconta Criaco – è presa da una ragazza realmente esistita tanti secoli fa che i suoi volevano dare per forza in sposa ad un uomo anziano e ricco, a testimonianza che da noi c’è sempre stata una ribellione fortissima delle donne”. Un universo il cui teatro è la stanza dei telai ovvero la stanza del lavoro delle donne, piena di profumi di ginestra, un mondo al limite del fiabesco ricco, rispetto a quello maschile, di narrazioni e positività. “Un libro che tutte le donne calabresi dovrebbero leggere” commenta Arcangelo Badolati, caposervizio di “Gazzetta del sud”. Quasi a voler dire che in Calabria la rinascita passa dalle donne. Perché il ruolo di primo piano affidato alle donne nella costruzione del bene è un inedito in Criaco. E se provi a chiedergli: “Perché?” risponde a ilfattoquotidiano.it: “Le donne le avevo dentro da molto tempo ma ero impegnato nella trilogia cupa, poi ho cercato di approfondire, di entrare nella loro pelle per capire cosa avrebbero voluto fare per cambiare giacché nei nostri paesi sono spesso un argine alla deriva morale. Un mondo sempre pensato come silente, marginale, persino complice, in realtà diverso. Donne sempre impegnate a pulire le cose, donne che non hanno mai abbandonato nessuno; donne straordinarie che lottano per i loro figli e per i loro uomini, donne che amano contro ogni regola. Donne che con umiltà e tenacia ho visto non arrendersi mai e continuare nel sogno d’avere vite normali”.

Una consegna importante alle donne calabresi il cui compito è fermare le faide, far vincere l’amore sulla violenza giacché “il nostro mondo maschile raggomitolato su se stesso ha fatto tanti danni”. Non è un caso se sul finire del romanzo Criaco farà dire al figlio di Julien Dominici e Agnese Therrime, simbolo del superamento di odi feroci: “Gli uomini, in questa terra, la verità non l’hanno mai saputa dire. Per sapere i fatti è necessario ascoltare le donne, unici testi attendibili…Presenze mute che interpretano le assenze, lavano i panni sporchi di sangue….La verità e il cambiamento sono affidati a loro”.