Si rischia una situazione di impasse senza precedenti. Colpa dei ritardi del Parlamento, certo. Ma anche, forse, delle vicende che in questi mesi agitano tutti i partiti in vista delle Amministrative del 2016. Da destra a sinistra. Sta di fatto che, ad oggi, manca ancora la legge elettorale con cui il prossimo anno, insieme a decine di consigli comunali, dovrebbero essere eletti anche i nuovi sindaci e organi metropolitani di Milano, Napoli e forse Roma, dove già si preannunciano numerosi colpi di scena visto il dai e vai di Ignazio Marino . Il condizionale però è d’obbligo. Il motivo? È da ricercare nella riforma che porta la firma dell’ex ministro degli Affari regionali (oggi ai Trasporti), Graziano Delrio, approvata in via definitiva ad aprile 2014. Quella che aveva, tra i suoi principali obiettivi, il superamento delle province e l’istituzione delle città metropolitane. Dieci in tutto: Venezia, Torino, Genova, Bari, Firenze, Bologna e Reggio Calabria oltre, appunto, a Roma, Milano e Napoli. Le tre istituzioni a rischio caos.

SENZA INDIRIZZO Tutto a causa di un provvedimento che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, salutò come il “rullo compressore” che avrebbe rivoluzionato gli enti locali in Italia. Ma che ora rischia di creare anche tanti inaspettati problemi. Infatti fra gli organi delle città metropolitane, oltre al sindaco e alla conferenza metropolitana, c’è anche il consiglio metropolitano. Cioè l’organo di indirizzo e controllo composto proprio dal sindaco e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione. Si tratta di un “organo elettivo di secondo grado e dura in carica 5 anni – è scritto nella scheda di sintesi della riforma reperibile sul sito del governo – Hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della città metropolitana. Lo statuto (che disciplina i rapporti tra i comuni e la città metropolitana per l’organizzazione e l’esercizio delle funzioni metropolitane e comunali, ndr) può comunque prevedere l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio metropolitano, previa approvazione della legge statale sul sistema elettorale”.

GRAVE RITARDO E qui cominciano i problemi. “Perché a pochi mesi dalle elezioni di questa legge non c’è ancora traccia”, spiega a ilfattoquotidiano.it Umberto Croppi, ex assessore alle politiche culturali e alla comunicazione del Comune di Roma ai tempi della giunta guidata da Gianni Alemanno. Croppi ha studiato la questione, si è consultato con amministratori ed esperti e non ha più dubbi: “Questa situazione crea un problema enorme – dice –. Nel loro statuto, infatti, Roma, Milano e Napoli prevedono l’elezione diretta a suffragio universale, ma c’è necessariamente bisogno di un provvedimento che la regoli”. Come uscirne? “Il Parlamento deve correre velocemente ai ripari e approvarlo prima dell’indizione dei comizi elettorali”, chiarisce Croppi: “È già depositata una legge di iniziativa popolare che si muove in questa direzione, visti i ritardi accumulati potrebbe essere un buon punto di partenza”. Non sarà che il Partito democratico, alle prese con l’affaire Marino, punta così a rinviare le elezioni? “Può darsi, ma la questione – afferma – riguarda anche le altre due città: nel caso in cui l’intento dei dem fosse veramente questo ci troveremmo di fronte ad una grave forzatura. La cosa che trovo incredibile è che nessuno, dal governo ai due rami del Parlamento, si stia preoccupando di questo grave vuoto normativo che mette a rischio la regolarità delle prossime consultazioni amministrative in tre grandi metropoli”.

ROMA NEL CAOS Ma non è tutto. Perché se si andasse a votare con il sistema vigente, ipotesi a questo punto da non escludere, “si creerebbero numerosi problemi”, dice Croppi. A cominciare dal fatto che “il primo cittadino di Roma, che di diritto è anche il sindaco della città metropolitana, dovrà essere scelto anche dagli elettori di tutti i 121 comuni della ex provincia e oggi città metropolitana, così come stabilito dalla riforma”. Senza considerare inoltre che “lo statuto è già operante” e che, conclude l’ex assessore capitolino,  “nel caso in cui gli abitanti dei comuni della ex provincia di Roma decidessero di fare ricorso, a fronte di irregolarità derivanti dalla mancata possibilità di eleggere il sindaco metropolitano, avrebbero alte probabilità di vederlo accolto”.

DECRETO AD HOC Una situazione che, per la mancanza della famosa legge elettorale, si riscontra anche a Milano e Napoli. Che, come detto, insieme alla capitale hanno optato per l’adozione del suffragio universale nell’elezione degli organi metropolitani. C’è però anche chi prospetta una possibile soluzione alternativa. Una pezza che però servirebbe solo a rinviare il problema, ma non a risolverlo. “Si potrebbe per esempio prevedere, con un decreto ad hoc, la possibilità per i cittadini chiamati a recarsi alle urne di votare con un sistema transitorio”, spiega Alfonso Pisicchio, consigliere regionale della Puglia ed esperto di sistemi elettorali negli enti locali. “Rischi? Ce ne sarebbero, ovviamente, perché il tema è complesso. Ma è la strada più rapida da percorrere – aggiunge –. Più in generale, però, la vera questione è che la legge Delrio non sta dando gli effetti sperati: si sono semplicemente spostati i problemi esistenti, addirittura amplificandoli, dalle province alle città metropolitane. Rischiamo di trovarci di fronte ad una norma incompiuta”, conclude.  E, appunto, al caos.

Twitter: @GiorgioVelardi