Travolta dallo scandalo sulle emissioni manipolate, Volkswagen cerca vie d’uscita per riconquistare la fiducia perduta e non essere costretta a cedere quote di mercato difficili da riconquistare, soprattutto per un marchio che fa grandi volumi ma pochi profitti. Negli Stati Uniti, i 650 concessionari riuniti a Orlando sono schierati con Michael Horn, il responsabile delle operazioni americane messo alla gogna dalla Commissione d’inchiesta del Congresso.

In settembre, malgrado i primi contraccolpi della frode, il marchio tedesco aveva addirittura chiuso con una crescita dello 0,6%. I dealer, secondo quanto riporta la Sueddeutsche Zeitung, adesso chiedono addirittura più auto. Naturalmente non a gasolio, ma a benzina, l’alimentazione di gran lunga preferita oltreoceano. La domanda sembra essere talmente sostenuta che le richieste rischiano di rimanere insoddisfatte. Più delle emissioni taroccate, a far arrabbiare i clienti americani potrebbero essere i tempi di attesa. La leva delle riduzioni ha toccato un nervo scoperto anche Oltreoceano, dove agli scandali hanno fatto l’abitudine. Ma gli sconti accorciano la memoria. Nella prima settimana di ottobre, secondo il sito True Car, quelli praticati da Volkswagen sarebbero stati del 11,1% rispetto al listino contro una media del mercato del 6,2%. Handelsblatt riferisce di generosi incentivi per i clienti che già posseggono un’auto VW e che vogliono acquistarne una nuova: finanziamento a tasso zero, una sforbiciata di 2.000 dollari sul prezzo e, semmai, anche condizioni favorevoli per il laesing. La Sueddeutsche Zeitung parla di riduzioni fino a 4.000 dollari.

In Germania, rivela l’emittente tedesca N-Tv, Volkswagen starebbe valutando l’ipotesi di un incentivo non da poco per i clienti che possiedono una delle auto con il motore diesel che monta il software che manipola le emissioni: una sorta di promozione per la permuta con un veicolo nuovo. I dettagli non sono ancora chiari e, soprattutto, fa sapere la solita fonte anonima, “nessuna decisione è stata ancora presa”. Tuttavia per il costruttore sarebbe una soluzione che consentirebbe, seppur a costi elevati, di ritirare dal mercato i veicoli “fuorilegge” e di mantenere un certo grado, probabilmente alto, di fidelizzazione tra i clienti. Molto dipenderà da quanto Volkswagen deciderà di allentare i cordoni della borsa per venire incontro ai clienti, ma con 2,4 milioni di auto da richiamare nella sola Germania, i concessionari e le officine autorizzate verrebbero sommerse da carichi di lavoro difficilmente sostenibili. In qualche modo anche la KBA, la Motorizzazione federale, dovrebbe avallare l’operazione, se non altro per capire se l’eventuale proposta verrà estesa a tutti i clienti o solo a quelli con i motori di determinate cilindrate.

Questa ipotesi sembra coerente con i risultati di una indagine condotta dalla società di consulenza Prophet, che all’inizio di ottobre aveva interpellato un migliaio di automobilisti tedeschi per capire gli effetti della vicenda. Il 65% degli intervistati aveva dichiarato che Volkswagen produce comunque auto eccezionali e il 74% aveva precisato di continuare a pensare di acquistarlo se modello e offerta verranno ritenute soddisfacenti. Dall’inchiesta emerge anche la convinzione che tra un anno del dieselgate non si occuperà più nessuno, almeno secondo due terzi del campione. Il 61% ritiene che il “Made in Germany” non risentirà dello scandalo, ma oltre nove decimi temono che il caso Volkswagen non sia isolato, ma che sia soltanto il primo venuto alla luce perché anche altri costruttori manipolerebbero i dati sui consumi.
In Italia, il motore di ricerca di annunci di auto usate Autouncle.it ha lanciato un sondaggio tra i 10mila follower per cercare di capire se il “dieselgate può scoraggiare l’acquisto di auto del gruppo Volkswagen”. “Oltre la metà dei partecipanti sostiene che la fiducia nell’azienda è venuta meno”, informa un comunicato. Ma secondo il 15% è “improbabile” un calo dei consensi e il 35% ha addirittura risposto che no, il dieselgate non avrà effetto siulla fiducia. La ragione è il credito che Volkswagen si è guadagnata in questi anni, fanno sapere da Prophet.