“Quando lotti con Marc Marquez, una carenata la prendi sempre”. Impossibile non ripensare a queste parole, dopo lo scontro di ieri fra Valentino Rossi e lo spagnolo. Le pronunciò il Dottore dopo il Gran premio d’Olanda, a fine giugno. Allora, come adesso, i protagonisti assoluti della gara furono loro due: Valentino e Marc, il Dottore e il campioncino di Cervera. Due piloti che hanno nella gestione del corpo a corpo una delle proprie caratteristiche più pure e genuine. Una dote innata, naturale. Sviluppata negli anni, certo, con l’esperienza. Ma presente nei loro cromosomi fin dal primo giorno in cui presero in mano la manopola del gas. E quando due fenomeni così s’incontrano, non possono che essere scintille. Come ad Assen, lo scorso 27 giugno, quando tutto si consumò all’ultima curva del TT Circuit. Marquez lo attaccò all’ultima chicane, Rossi chiuse lo spazio e fu costretto a tagliare nella ghiaia. Ma restò in piedi, e vinse.

È solo l’ultima – anzi, la penultima ­– delle carenate, degli scontri, dei contatti. Un episodio che stizzì perfino Andrea Iannone, un altro che di sportellate se ne intende. “Marc deve stare più calmo con queste carenate”, disse poco dopo Assen il pilota di Vasto. Che si ricordava bene del duello spettacolare con lo spagnolo a Le Mans. Una bagarre nella quale Andrea, ancora convalescente per la lussazione alla spalla sinistra rimediata nei test al Mugello, fu semplicemente commovente nel tenere testa a Marquez. Ma Iannone avrà avuto in mente soprattutto lo scontro con il pilota della Honda avvenuto proprio a Sepang, nel 2014, nel secondo turno di prove libere. In quel caso, non ci furono sanzioni per Marquez, anche perché incredibilmente non c’erano immagini dell’incidente. Esattamente come non ci furono sanzioni per Valentino Rossi dopo lo scontro nel Gp di Argentina di quest’anno. Ancora una volta, con Marc Marquez. Il quale reagì con stile: “Succede, sono le gare. Da Valentino si impara sempre qualcosa”.

D’altronde, nel corpo a corpo il Dottore non ha mai avuto rivali, almeno prima dell’arrivo di Marquez nella top class. E di carenate ne ha date e ricevute tante. A Suzuka, nel 2001, non fu la carena ma il gomito sinistro di Max Biaggi a portarlo sull’erba, mentre era lanciato sul rettilineo. Rimase in piedi, lo passò, fece il dito medio al pilota romano e vinse la gara. Quattro anni dopo, a Jerez, la carenata più celebre della storia del motociclismo la diede Rossi a Sete Gibernau. Proprio quando tutto sembrava ormai deciso, all’ultima curva, Rossi entrò duro e spinse lo spagnolo fuori pista. Fu la fine dei rapporti fra i due, e probabilmente sancì anche l’eclissi di Gibernau. Che da allora non vinse più nemmeno un gran premio, e concluse la stagione solo settimo, dopo essere stato vice-campione mondiale per due anni consecutivi.

Quella di Jerez è sicuramente la pista dove i piloti si sono avvicinati più spesso, fino a toccarsi. Nel 2010, furono Lorenzo e Pedrosa a regalare le emozioni più grandi. E la rimonta di Jorge si concluse con un testa a testa pazzesco con il pilota di Sabadell. Il 99 fintò il sorpasso all’esterno e poi lo infilò all’interno. Dani allargò e Rossi, dietro, potè solo guardare. La magia di Lorenzo valse 25 punti, e un bel tuffo nel laghetto del circuito con tanto di tuta e casco.

Anche nel 1996 l’ultimo giro fu quello decisivo, a Jerez. Alex Crivillé in testa, Mick Doohan all’inseguimento. I due piloti Hrc si stavano ancora giocando la vittoria quando i tifosi entrarono in pista. Una situazione incredibile. Alla curva 13 i due si toccarono. La Honda del numero 4 fu sbalzata fuori pista. Il ricorso dello spagnolo fu respinto, e Doohan vinse.

Nel 2013 la pista era la stessa, e pure la curva. Marquez e Lorenzo si stavano giocando il titolo. Il maiorchino era davanti, ma Marc entrò rude e deciso, e scambiò volentieri gli adesivi della sua carena destra con il secondo posto in Andalusia. Scontri determinanti, come quello fra Loris Capirossi e Tetsuya Harada, nel Gp d’Argentina 1998, classe 250. Era l’ultima gara della stagione. Capirex aveva quattro punti di vantaggio sul compagno di squadra giapponese. Ultimo giro, ultima curva. L’entrata del 64 fu da brivido, il contatto scaraventò a terra il giapponese. Valentino Rossi, che era là davanti, vinse la gara; Capirossi, il suo terzo mondiale. Esattamente dieci anni più tardi, sempre nella classe di mezzo, lo scontro ebbe come protagonisti Hector Barbera e Marco Simoncelli, e fu direttamente sul traguardo. Gran premio d’Italia, Mugello. Il Sic si spostò verso sinistra e toccò la leva del freno dello spagnolo, che prese il volo. L’impatto di Barbera col terreno fu pazzesco, ma senza gravi conseguenze. Per SuperSic fu la prima vittoria in 250, davanti ai suoi tifosi, e l’inizio della cavalcata verso il titolo mondiale. Un pilota aggressivo, il Sic, generoso. Come lo era Kevin Schwantz, uno che ancora oggi sostiene che il motociclismo non sia uno sport di contatto. Che poi, è la verità. Il più delle volte.

@fraberlu