Ci sono un italiano, 36 anni e spirito un po’ guascone, e uno spagnolo, 28enne dalla metodicità teutonica. Uno, il marchigiano, vorrebbe risolvere la questione fra loro, senza intermediari. L’altro, il maiorchino, sa benissimo che deve sperare nell’inserimento di qualcun altro per avere ragione della matematica. Magari con l’aiuto di un paio di catalani o, perché no, di un abruzzese.

Probabilmente questa sfida la vincerà Jorge Lorenzo, perché Marc Marquez, Dani Pedrosa e Andrea Iannone difficilmente penseranno di lasciar andare via le due Yamaha, e che se la vedano fra loro. Ma in fondo a Valentino Rossi interessa solo arrivare davanti al maiorchino. Che è l’unica cosa che conta, per vincere il titolo, ma anche quella più difficile, in questo momento.

Eppure, il circuito malesiano progettato da Hermann Tilke potrebbe essere il posto giusto per Rossi. Una pista amica, sulla quale ha vinto sei volte nella top class, ed è salito sul podio ben nove volte da quando esiste la MotoGp. L’ultima vittoria è datata 10 ottobre 2010, la numero 46 del Dottore con la Yamaha: non un numero a caso. È anche l’ultima prima del passaggio alla Ducati e di un digiuno lungo 993 giorni, che durerà fino al Gran premio d’Olanda del 2013. Ecco, Valentino dovrà ricordarsi bene di quella gara, perché difficilmente ricapiterà qualcosa di simile. I 25 punti, beninteso, sono un traguardo più che possibile per Rossi, a Sepang.

Ma quel giorno, Vale scattò solo sesto in griglia, e complice una pessima partenza iniziò la sua gara di fatto dalla undicesima posizione. Quella rimonta fino al taglio del traguardo, davanti a tutti, oggi sarebbe un’impresa quasi impossibile. Fu una delle sue vittorie più belle. Ma il titolo, a Sepang, con tre gare ancora da correre, lo portò a casa il compagno di box, che fu terzo. In ginocchio davanti alla sua M1, con i pugni al cielo, Jorge Lorenzo conquistò il suo primo titolo mondiale in MotoGp.

Quello della consacrazione nella top class, la migliore conferma per chi, alla Yamaha, aveva deciso di puntare tutto su di lui, lasciando andare in cerca di nuove sfide il vecchio Fenomeno. Uno che in Malesia era abituato a festeggiare in ben altro modo. Come nel 2003, quando conquistò l’ultimo titolo con la Honda liberando dodici tifosi incatenati e vestiti da carcerati. O come nel 2005, quando indossò maglietta e casco con il numero del settimo Mondiale vinto e si gettò ai piedi di sette nani per ricevere il bacio di Biancaneve.

Cinque anni dopo il capolavoro di Sepang, Valentino è tornato ad infastidire seriamente il sonno del maiorchino. Che può e deve continuare a crederci, mentre il Dottore può e deve cercare di trovare la quadra fin dal venerdì, per non rincorrere ancora una volta l’avversario. Facendo attenzione a Marquez e a Pedrosa, che negli ultimi tre anni hanno dominato in Malesia. Dove Jorge non vince addirittura dal 2006, quando correva in 250, e la Yamaha da quel 2010, con Rossi davanti a Dovizioso e Lorenzo. A parti inverse, quest’anno Valentino non vincerebbe il mondiale già in Malesia. Si deciderebbe tutto a Valencia, come avverrà a meno di clamorosi errori dell’uno o dell’altro. Ma questa, lo abbiamo visto, è una stagione meravigliosamente imprevedibile. E tutto è possibile.

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