Il Papa rischia la vita ed è circondato da nemici dentro e fuori casa a iniziare dai cardinali Tarcisio Bertone e Raymond Leo Burke. Lo sostiene Nello Scavo, reporter internazionale e cronista giudiziario diAvvenire. Nel suo nuovo libro, “I nemici di Francesco. Chi vuole screditare il Papa. Chi vuole farlo tacere. Chi lo vuole morto” (Piemme), che ilfattoquotidiano.it ha letto in anteprima, Scavo passa in rassegna tutti gli oppositori del Pontefice. Già autore de “La lista di Bergoglio” nel quale aveva raccontato le storie delle persone salvate dal futuro Papa durante la dittatura argentina, Scavo non ha dubbi nell’affermare che Francesco è davvero in pericolo.

Nel suo libro scrive che “il Papa rischia la vita”, perché?
Alla vigilia del viaggio nelle Filippine Francesco ha confidato in un’intervista: “Ho detto al Signore: ‘Tu prenditi cura di me. Ma se la tua volontà è che io muoia o che mi facciano qualcosa, ti chiedo un solo favore: che non mi faccia male. Perché io sono molto fifone per il dolore fisico’. Successivamente si è saputo che i servizi segreti di Manila, di cui pubblico alcuni dossier nel mio libro, scongiurarono un attentato e anche recentemente, negli Usa, vi è stato un arresto mentre su un altro fermo di polizia, a Philadelphia, è calato il silenzio. Conversando con la Rivista Italiana di Polizia, il generale Domenico Giani, comandante della Gendarmeria vaticana, ha rivelato che una ventina di gendarmi, la scorta personale del Papa, sono addestrati a operazioni antiterrorismo. E se i “lupi solitari” restano una minaccia imprevedibile, organizzazioni come l’Isis più volte hanno fatto riferimento a “Roma” intesa come capitale della cristianità. Inoltre, con un Pontefice che non teme di gettarsi letteralmente tra la folla, il livello di attenzione è inevitabilmente alto. Ma ci sono molti modi per colpire una persona: screditare e irridere sono tra questi.

Chi sono i nemici del Papa?
Per stare alla politica internazionale si può fare, ad esempio, il nome di Dick Cheney, vicepresidente “falco” dell’amministrazione Bush, che adesso è una figura prominente di alcuni think tank che si sono presi la briga di attaccare la “dottrina Bergoglio” in campo economico, specie dopo la Laudato si’. E poi ci sono gruppi finanziati ad esempio dal sindacato dei petrolieri Usa o da corporation quali Halliburton, responsabile del disastro ecologico nel Golfo del Messico oltre che beneficiaria degli appalti a nove zeri per la “ricostruzione” di Iraq e Afghanistan. Altri centri studi anti-Bergoglio vedono in ruoli apicali esponenti come la moglie dello stesso Cheney, a sua volta legata a Lockheed Martin, il principale produttore mondiale di “sistemi di difesa”, punta avanzata di quella lobby dei produttori e mercanti di armi costantemente presi di mira da Francesco. Da qui all’alta finanza, alle banche d’affari, ad alcune multinazionali, il passo è breve.

Il volume passa in rassegna gli oppositori di Bergoglio. L’elenco è lungo: “Potentati finanziari, multinazionali, mafie, terroristi islamici, trafficanti di armi, prelati arraffoni”. Ma anche “nemici in casa” a iniziare dai cardinali Tarcisio Bertone e Raymond Leo Burke. Che ruolo svolgono?
Il cardinale Kasper già un anno fa metteva in guardia dal pericolo di una “guerra a Francesco”. È difficile stabilire con precisione quali siano i ruoli, anche perché dissentire dal Papa non è di per sé un’offesa. Nella mia inchiesta mi sono dato come compito principale la ricerca dei “nemici” esterni alle Mura Leonine, perché meno noti ma molto agguerriti. Quello di Francesco, infatti, è un messaggio che va ben al di là del perimetro ecclesiale. In ogni caso, quando il Sinodo per la famiglia sarà concluso, sarà più facile distinguere tra chi dissente per contribuire in buona coscienza a costruire e chi, invece, teme solo di perdere spazi e privilegi, fedeli all’eterno mantra del potere: divide et impera. La lettura della relazione annuale del promotore di giustizia vaticano, figura analoga a quella del nostro procuratore capo, risulta particolarmente istruttiva, laddove dimostra che l’operazione trasparenza è inarrestabile, sebbene non manchino i tentativi di far cadere in trappola Bergoglio.

In che modo?
È il caso, ad esempio, della sventata apertura di una società riconducibile allo Ior in un paradiso fiscale. In apparenza un’operazione lecita, ma nei fatti un’incoerenza con le scelte di Francesco. Il Papa si accorse in tempo di quanto stava accadendo e fermò l’operazione. Cosa sarebbe accaduto, non solo in termini di immagine pubblica, se l’iniziativa fosse andata in porto? Cosa avrebbero dato i critici di Francesco?

E le lobby?
Le lobby, disse una volta Bergoglio, non sono mai buone. È nel caso di Francesco ciò è doppiamente controproducente, perché il Papa ha mostrato di non prestarsi a interessi di parte. Tirarlo per la tonaca non è un buon investimento per nessuno.

Pericolo Isis, soprattutto in vista del Giubileo. C’è paura in Vaticano per un possibile attentato terroristico al Papa?
L’intelligence sta lavorando proprio per prevenire qualsiasi rischio. Il Giubileo, e neanche quello del 2000 fece eccezione, può essere una vetrina per azioni dimostrative o gesti dal forte impatto mediatico. Non credo si possano fare speculazioni di alcun genere e in generale il sistema di sicurezza intorno al papa e a tutela dei fedeli fino a ora ha mostrato di funzionare.

Twitter: @FrancescoGrana