Non ha mai rinnegato il “suo passato da terrorista”. Non si è mai pentito per le “sofferenze sparse per la realizzazione del suo progetto politico, eversivo dell’ordine costituzionale”. Per questo la Cassazione non ha concesso la liberazione condizionata a Pierluigi Concutelli, l’ex terrorista nero e leader del Movimento Politico Ordine Nuovo che il 10 luglio del 1976 uccise a Roma il giudice Vittorio Occorsio. Il Comandante, così veniva chiamato negli ambienti dell’estremismo nero, è stato condannato a tre ergastoli per altrettanti omicidi. Rimarrà, dunque, in regime ai domiciliari così come stabilito dal Tribunale di sorveglianza che, per le sue gravi condizioni di salute, aveva accolto la richiesta di “differimento della pena”, considerando anche l’età di Concutelli e gli oltre 40 anni di detenzione espiata.

Il verdetto degli ermellini, con le sue motivazioni, è stato depositato dalla I sezione penale con la sentenza 41184 che ha convalidato il no alla liberazione pronunciato dal tribunale di sorveglianza di Roma il 16 novembre del 2004. La Corte sottolinea che per ottenere questo beneficio è necessario il “ravvedimento”, mentre Concutelli non ha preso le distanze “in ordine al suo passato di terrorista, alla violenza diffusa per tale scelta ideologica, alle sofferenze sparse per la realizzazione del suo progetto politico, eversivo dell’ordine costituzionale”.

La Cassazione conferma inoltre la scelta di negare all’ex terrorista il beneficio della liberazione condizionata anche perché sono pendenti “due procedimenti penali, risalenti al 2007 e al 2008 per denunce relative alle violazioni della legge sugli stupefacenti e in materia di armi, asseritamente commesse nel carcere di Rebibbia”. Anche per questi nuovi addebiti non si può “ritenere maturato il requisito del ravvedimento in capo a Concutelli”, che ha compiuto settanta anni ed è stato arrestato nella capitale nel 1977. E che “neppure attraverso il suo difensore spende una sola parola di pentimento, di presa di distanza rispetto alle gesta criminali per le quali è tristemente famoso”.

Romano, classe ’44, Concutelli iniziò da giovanissimo a frequentare gli ambienti neofascisti. Nel ’66 si tasferì a Palermo per frequentare la facoltà di Agraria ed è qui che si avvicina al Fronte Nazionale del “principe nero” Junio Valerio Borghese, ex comandante della X° Flottiglia Mas. Finita l’esperienza del gruppo, entra a far parte di Ordine Nuovo, ma nel ’73, dopo il decreto ministeriale che ne ordina lo scioglimento, Concutelli inizia a maturare la scelta di passare alla lotta armata. Una scelta che tre anni dopo porta all’omicidio del sostituto procuratore di Roma Vittorio Occorsio, che ha scoperto gli intrecci tra eversione nera e massoneria ed è il primo a parlare di una fantomatica Loggia P2.

Negli anni Ottanta, Concutelli viene condannato ad altri due ergastoli per aver sgozzato in carcere con una corda di nylon i due neofascisti Ermanno Buzzi (ergastolano condannato in primo grado per la strage di piazza della Loggia) e Carmine Palladino, coinvolto nell’inchiesta per la strage di Bologna, entrambi in procinto di collaborare e per questo ritenuti delatori da Concutelli. Riesce a ottenere la semilibertà, che gli viene revocata quando, nel 2008, mentre rientra in carcere a Rebibbia, gli vengono trovati addosso hashish, denaro e un coltello. Nel 2009, dopo un’ischemia cerebrale, ottiene i domiciliari. Dove rimarrà.