La festa delle cenerentole di Euro 2016 continua a parlare inglese: dopo l’Irlanda del Nord, tocca al Galles celebrare la prima, storica qualificazione agli Europei. E anche al Regno Unito, che per la prima volta piazza ben tre sue rappresentanti alla fase finale (un record stabilito in passato solo in un’altra occasione, ma ai Mondiali del ’58, con Inghilterra, Irlanda del Nord e Scozia).

Anche in questo caso i meriti sono da dividere in parti uguali fra il talento di Gareth Bale, stella assoluta di una nazionale rinata negli ultimi tre anni; e la riforma di Michel Platini, che ha allargato il torneo permettendo anche alle seconde di arrivare in Francia. Secondo, appunto, è arrivato il Galles nel Gruppo B: alle spalle del fortissimo Belgio che si candida ad essere una delle pretendenti al titolo a giugno (ma che pure in Galles ha perso 1-0), davanti a Andorra, Cipro, Israele e alla Bosnia-Erzegovina degli “italiani” Dzeko e Pjanic.

Comunque un’impresa, per una nazionale che solo pochi anni fa era tra le peggiori del continente. Nel 2008 perdeva in casa contro la Georgia, tra i fischi assordanti dei suoi tifosi. A fine 2012 (l’altro ieri, praticamente) era 82esima nel ranking Fifa, dietro Armenia, Macedonia, Uzbekistan. Adesso in quella stessa classifica è addirittura ottava, nelle prossime settimane potrebbe superare il Brasile. E andrà agli Europei avendo perso una sola gara, per giunta ininfluente, sabato sera contro la Bosnia.

Cosa è cambiato ha essenzialmente un nome e un cognome: Gareth Bale. Forse, a questo punto, il miglior giocatore della storia del calcio gallese. Una leggenda come Ryan Giggs potrebbe offendersi, anche Ian Rush e Mark Hughes non erano poi così malaccio. Ma nessuno di loro è mai riuscito a vincere anche con la nazionale. Lui sì, da trascinatore: sei gol in nove partite, tra cui quello decisivo nella vittoria col Belgio; e quello forse ancor più pesante al debutto contro Andorra, a pochi minuti dalla fine, quando i Dragoni stavano rimediando l’ennesima figuraccia sul campo del piccolo Principato che avrebbe compromesso tutto il cammino di qualificazione. Lì è cambiata probabilmente la storia del Galles.

Francia 2016 sarà anche l’europeo di Bale: la grande occasione per uscire dalla cerchia dei campioni “maledetti” che non hanno mai potuto giocare una grande competizione internazionale con la loro nazionale (Giggs o George Best, per restare nel Regno Unito; ma anche Litmanen, o più indietro nel tempo Laszlo Kubala).

Se l’asso del Real Madrid è riuscito dove tanti predecessori avevano fallito, il merito è suo ma anche dei suoi compagni. Bale non è l’unica stella di questo nuovo Galles: ci sono pure Aaron Ramsey, campioncino dell’Arsenal, e Joe Allen, centrocampista del Liverpool. E in panchina siede Chris Coleman, altro eroe di questa campagna di qualificazioni, capace finalmente di dare anima e credo tattico alla formazione. È ct dal 2012, quando sostituì Gary Speed, bandiera del calcio gallese, morto suicida il 27 novembre 2011 per cause mai chiarite. L’inversione di tendenza, a ben vedere, era già iniziata sotto la sua guida, con alcune vittorie importanti a fine 2011 e un salto in avanti di 50 posti nel ranking. Poi il tragico epilogo. Lui in Francia non ci sarà, ma il Galles giocherà questi storici europei anche nel suo ricordo.

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