Dove nascondere un coltello con la lama affilata come un rasoio? Dentro a calzini e scarponi o forse nella cintura dei pantaloni? Non è necessaria tanta premura, per entrare ad ammirare i capolavori della Galleria Borghese a Roma basta tenerlo comodamente in borsa. E pensare che per ciascun biglietto emesso 50 centesimi sono destinati a coprire proprio i costi del servizio di sicurezza. Un bell’investimento considerando che ogni anno quasi 500mila persone si mettono in fila davanti all’Apollo e Dafne di Bernini e al Bacchino malato di Caravaggio.

Tesori inestimabili la cui sicurezza è a rischio e che lo Stato non riesce nemmeno a valorizzare economicamente. Nel 2013 l’incasso dei musei italiani per visite guidate, librerie, servizi di ristorazione e di prevendita è stato di oltre 45 milioni di euro, ma nelle casse pubbliche ne sono arrivati appena 6. La differenza è finita nelle tasche di pochi privati. “Abbiamo vinto gare in Francia, ma in Italia non lavoriamo”, fa sapere un manager del settore. “Lavorano solo gli amici degli amici. Electa Mondadori di Berlusconi, Coopculture che ha come presidente Giovanna Barni che è anche nel Consiglio d’Amministrazione della fondazione Monte Paschi di Siena, Civita che ha al vertice Gianni Letta e poi Luigi Abete che ha fondato Gebart, un’altra società per i servizi museali (di Gebart sono i servizi aggiuntivi di Galleria Borghese, mentre Electa e Coopculture gestiscono quelli del Colosseo n.d.r.)”.

Sono loro a gestire i grandi poli museali come la Galleria degli Uffizi a Firenze (i cui servizi aggiuntivi sono in Opera Laboratori Fiorentini, controllata di Civita n.d.r.) che, con quasi 2 milioni di visitatori, riceve in media per i servizi aggiuntivi oltre 11 milioni di euro, ma la Sopraintendenza ne riscuote a mala pena 1 milione e 600mila. Quello dei servizi aggiuntivi è un business redditizio, la cui gestione è affidata in base a contratti scaduti da anni, mandati avanti in proroga in attesa di bandire una gara. Una missione impossibile, considerando che le linee guida messe a punto, anche grazie a consulenti esterni al ministero dei Beni Culturali pagati 200mila euro nel 2010, sono state a più riprese bocciate dai giudici amministrativi. “Questo di fatto ha avvantaggiato coloro che già gestivano i servizi, stante la necessità di garantire comunque la prosecuzione del servizio”, dichiara l’avvocato Antonino Galletti a ilfattoquotidiano.it. Poco importa che “il ricorso continuo e sistematico alle proroghe dei contratti determini delle palesi violazioni alla legislazione comunitaria e sia stato più volte censurato dalla Corte dei conti“.

“Camminiamo sulle pepite d’oro”, ovvero i nostri immensi tesori di cultura, ma “il nostro sistema museale è in grave ritardo”, ha spiegato il ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini (Pd). Ecco allora un nuovo modello di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale che porrà fine al periodo delle proroghe delle concessioni dei servizi aggiuntivi. I criteri e i contenuti delle nuove gare saranno gestiti dalla Consip, la centrale d’acquisti per la pubblica amministrazione. “È il progetto più bello e importante dei nostri 18 anni di storia“, ha fatto sapere l’amministratore delegato di Consip, Domenico Casalino, il cui obiettivo è portare i ricavi a 2,5 miliardi di euro nel 2017.

Si dice favorevole anche Rosanna Cappelli, direttrice generale Arte, Mostre e Musei di Electa: “Ben vengano le gare, le aspettiamo con speranza e ansia”, che la gestione dei servizi in proroga “è tutt’altro che un’agevolazione, non si può programmare nulla, nemmeno la ristampa di un libro”. Le fa eco Giovanna Barni di Coopculture con un “sì alle regole e a una strategia di lungo periodo per far crescere il settore, anche perché bisogna evidenziare che i servizi aggiuntivi hanno costi di prodotto e di gestione e non potrebbero dare un ritorno maggiore allo Stato”.

Di certo, per la presidente di Coopculture, che fa sapere di dare lavoro a mille persone e allo Stato ben il 32 per cento del suo fatturato, è pronta a partecipare “basta che le gare non siano fatte contro qualcuno, perché non sono poi molti gli operatori in grado di offrire un servizio eccellente”. Loro, ad esempio, si sono aggiudicati il servizio di biglietteria di Expo 2015, con tanto di gara digitale internazionale.

Tutti d’accordo insomma, queste proroghe non servono a nessuno. Le linee guida ci sono e ora che sono arrivati i nuovi direttori dei musei italiani, selezionati con tanto di bando internazionale, dovrebbero essere persino implementate. “L’Italia volta pagina”, è tempo della rivoluzione sognata da Franceschini, sempre che non arrivino eventuali ricorsi al Tar o ulteriori proroghe.