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Donne e uomini che hanno a cuore la libertà dell’informazione da ogni bavaglio hanno deciso di far sentire la loro voce contro ogni legge bavaglio e in particolare contro la delega al governo in materia di intercettazioni. Tra loro Stefano Rodotà, Arturo Di Corinto, Marino Bisso e tanti altri e altre che non sono disponibili a condividere i troppi silenzi che hanno circondato e circondano la gravissima decisione di sottrarre la materia al libero e pubblico dibattito parlamentare.
La delega, peraltro, è stata assegnata con il favore anche di quei gruppi, forzisti in testa, che hanno sempre invocato una stretta sulle intercettazioni e nuovi ostacoli alla loro pubblicazione.

Chi invoca nuove norme sa benissimo che, da tempo, magistrati e cronisti hanno indicato le possibili soluzioni per tutelare gli interessi dei soggetti estranei alle indagini e coinvolti nelle intercettazioni. Questi suggerimenti non sono  stati accolti, a conferma che spira una pessima aria, intrisa di umori vendicativi, di voglia di regolamento di conti con chi ha avuto il torto di ficcare il naso nelle troppe “terre di mezzo” che ammorbano e inquinano la politica e la civile convivenza.

Mai come in questo momento sarebbe stato necessario rafforzare gli strumenti di indagine e liberare i cronisti da chi ostacola e minaccia il loro lavoro. Per altro la legge sulla diffamazione è ancora ferma al Senato e in quel testo non si è voluto risolvere il modo delle “querele temerarie” usate come quotidiano strumento di intimidazione preventiva per scoraggiare gli ultimi “ficcanaso”.

Quello che c’è nella delega è sbagliato, quello che non c’è nel testo sulla diffamazione è invece gravissimo. Perché mai bisognerebbe fidarsi delle promesse e degli impegni più volte assunti e mai rispettati. Per questo è giusto tornare a far sentire le voci di chi non intende girarsi dall’altra parte mentre si procede ad un stravolgimento delle regole che, per altro, già garantiscono le tutele e le possibilità di risarcimento civile e penale.

L’appello può e deve diventare un Manifesto da sottoscrivere e magari da trasformare nel documento di convocazione di una grande manifestazione nazionale contro la delega e per la salvaguardia dell’articolo 21 della Costituzione.

Ci auguriamo che gli stessi di organismi di rappresentanza dei giornalisti vogliano essere tra i sottoscrittori e i promotori, magari dedicando qualche minuto in più al tema e qualche secondo in meno alle beghe interne. Noi di Articolo21 lo sottoscriviamo, anche perché non siamo e non saremo mai tra quelli che, a seconda del governo in carica, cambiano opinione su editti ed edittini, sulla legge Gasparri, sul conflitto di interesse e su bavagli e bavaglini di ogni forma, natura e colore.