La parabola di Ignazio Marino è racchiusa nell’incontro con due gesuiti. Mentre il sindaco di Roma annuncia le sue dimissioni, Oltretevere c’è chi ricorda che la notorietà mediatica del chirurgo sceso in politica fu merito dei dialoghi su fede e scienza con il cardinale di Milano Carlo Maria Martini. Un gesuita, proprio come Jorge Mario Bergoglio, con il quale Marino scrisse il libro “Credere e conoscere”, pubblicato da Einaudi nel 2012, dove il grande biblista si confrontava con il chirurgo impegnato nella difesa dei diritti delle persone. Aborto, fecondazione artificiale, cellule staminali embrionali, sessualità, celibato, omosessualità e diritti civili: tutti i temi passati in rassegna nel volume. Del resto era stato proprio Marino nel 2008, durante la vicenda di Eluana Englaro, quando era capogruppo del Pd in Commissione sanità del Senato, a chiedere una legge sul testamento biologico accreditandosi come una voce autorevole nella comunità scientifica e politica per dialogare con la Chiesa cattolica sulla bioetica.

Da Martini a Bergoglio, che al ritorno dal suo viaggio a Cuba e negli Stati Uniti non ha minimamente nascosto la sua irritazione per la presenza del sindaco di Roma con tanto di fascia tricolore in prima fila alla messa conclusiva dell’ottavo Incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia. Alla domanda del vaticanista di Sky tg24, Stefano Maria Paci, se fosse stato lui a invitarlo negli Usa, il Papa ha risposto senza giri di parole: “Io non ho invitato il Sindaco Marino. Chiaro? Io non l’ho fatto. Ho chiesto agli organizzatori, e neppure loro l’hanno invitato. Lui è venuto, lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente. È stato così”.

Botta e risposta tra il Vaticano e il Campidoglio con il sindaco di Roma che a Uno Mattina, irritando non poco la Santa Sede, arriva perfino a dichiarare che al posto del Papa lui non avrebbe risposto a quella domanda. Di un “sindaco sinvergüenza”, senza vergogna, aggettivo spagnolo molto frequente nel lessico di Bergoglio, parla un anziano arcivescovo che non nasconde, invece, la sua ammirazione per il ministro dell’Interno Angelino Alfano. In quelle che ormai sembrano le ultime ore di Marino alla guida della Capitale, nei sacri palazzi si guarda con attenzione alle prossime mosse del Campidoglio e del premier Matteo Renzi soprattutto in vista del Giubileo che inizierà soltanto tra due mesi.

In Vaticano è sempre stata abbastanza chiara la diffidenza e la difficoltà a organizzare il grande evento con Marino, già subito dopo l’annuncio dell’indizione dell’Anno Santo da parte di Bergoglio. Una preoccupazione che monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, ma soprattutto uomo della Comunità di Sant’Egidio fondata dall’ex ministro del governo di Mario Monti, Andrea Riccardi, ha esplicitato in uno scherzo telefonico de La Zanzara parlando con un finto Renzi.

Dalla cabina di regia del Giubileo si guarda con grande attenzione a ciò che sta avvenendo in Campidoglio. Lo scenario più accreditato Oltretevere, dopo le dimissioni di Marino, è il commissariamento del prefetto di Roma Franco Gabrielli, di cui si sottolinea un grande rapporto di stima con il regista dell’Anno Santo, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Nessuna preoccupazione, dunque, nei sacri palazzi per quello che viene considerato ormai come un naturale e ormai inevitabile epilogo della parabola del primo cittadino di Roma. C’è anche chi si lascia scappare una battuta ricordando che si tratta del “primo caso di un sindaco fatto fuori da un Papa”. Ma c’è anche chi sottolinea il grande lavoro di preparazione all’Anno Santo svolto in questi mesi dall’assessore ai Lavori pubblici, Maurizio Pucci, principale interlocutore del Campidoglio con monsignor Liberio Andreatta, vicepresidente dell’Opera Romana Pellegrinaggi. “Niente andrà perduto”, assicurano in Vaticano, anche perché mancano soltanto due mesi all’apertura della porta santa.

Twitter: @FrancescoGrana