Sono andata a vederlo da sola, allo spettacolo delle otto e mezza di sera. Mi mi sono seduta al posto assegnato e dopo circa cinque minuti di film, ho rimpianto il fatto di essermi tolta le lenti a contatto e aver messo gli occhiali da vista: piangere a dirotto con gli occhiali è davvero una gran scocciatura! Ma, come disse il grande Eduardo De Filippo nella sua Filumena Marturano, “…e quant’è bello chiagnere!”. E bello lo è stato davvero.

Inside Out è il nuovo film d’animazione dell’accoppiata vincente Pixar ed è anche, a mio avviso, un capolavoro nel suo genere.

Ci sono dentro tutti gli ingredienti di una bella storia per bambini: c’è una bambina (Riley) e la sua famigliola felice composta da mamma e papà, c’è la sua amichetta del cuore, c’è la sua bella casa in Minnesota. Poi c’è la svolta, il trasferimento in una grande città, lo smarrimento e la sofferenza che si prova nell’iniziare una nuova vita, nel perdere le vecchie amicizie e trovarne di nuove, nel crescere e poi, com’è ovvio, c’è il lieto fine. Già, parrebbe tutto estremamente ovvio, ma così non è affatto.

In realtà la vera protagonista di questa storia è la mente di Riley, le sue emozioni animate da buffi omini colorati: la gioia gialla e splendente come una stella, la tristezza blu come una lacrima, la rabbia rossa come il fuoco, la paura viola come un nervo e il disgusto verde come i broccoli che la bambina sputacchia in faccia al papà che tenta di imboccarla; il tutto condito con una poesia che lascia davvero senza fiato. Il percorso di crescita e di sviluppo della personalità di Riley è un bellissimo e commovente viaggio attraverso gli anfratti segreti della mente umana, resa qui deliziosamente surreale e magica: un Quartier Generale nel quale si formano i ricordi che verranno poi trasferiti nella Memoria a Lungo Termine che viene rappresentata come un grande labirinto, le Isole della Personalità costruite sulla base di caratteristiche innate o acquisite, la Cineproduzione dei Sogni nella quale, come in uno studio cinematografico, si animano i sogni di Riley. Nucleo centrale della storia è la divertente e spesso pasticciata collaborazione tra le varie emozioni, tra le quali spicca la gioia, la forza trainante della vita, condizione unica alla quale ognuno di noi dovrebbe sempre tendere, senza precludersi momenti di tristezza o di rabbia, ma attraversandoli con fiducia, senza mai darsi per vinti. Un po’ quello che accade appunto alla protagonista, quando a causa del brusco cambiamento di vita e del passaggio all’età adolescenziale, si lascia andare allo sconforto più totale: nella sua mente la gioia e tristezza si perdono negli abissi dell’inconscio, lasciando il posto alla rabbia irrazionale, alla paura e al disgusto. Ma dopo aver attraversato la tristezza e capito quanto anch’essa sia utile per capire noi stessi, Riley ritrova la gioia di vivere e di affrontare nuove esperienze.

Il film è delicato, intelligente e davvero toccante. Nonostante la connotazione “cartoon” , ogni cosa e ogni personaggio appaiono magicamente reali e profondi, perfettamente in grado di conquistare spettatori di tutte le età.

Mentre scorrevano i titoli di coda, me ne stavo seduta nella penombra della sala, con gli occhiali appannati per l’ennesima volta, un sorriso un po’ ebete sulla faccia e una sensazione di dolce malinconia. Ho pensato che, in fondo, non esistono film per bambini, ma film che parlano al bambino che è dentro ognuno di noi e che avrebbe un gran bisogno di uscire fuori. Quando si è piccoli ascoltare è facile, ma quando si cresce si finisce per dimenticare come si fa o semplicemente subentra la paura di abbandonarsi e di sognare.

Questa sera, con Inside Out, la piccola Francesca ha gioito immensamente. E la grande con lei.