Lombardia contro lo spauracchio “gender”. Il consiglio regionale ha approvato una mozione della Lega Nord che chiede alla giunta di intervenire “sulle autorità scolastiche a livello regionale e provinciale perché vengano 
ritirati dalle scuole libri e materiali che promuovono la 
cosiddetta teoria del gender”, considerata dal centrodestra che governa al Pirellone “un pericolo per i bambini”. Contrarie le opposizioni, con il Pd che parla di “mozione inutile, illogica e dannosa”, mentre per il M5S non si tratta altro che di “cazzate”.

Mettere all’indice libri, che nelle intenzioni degli autori dovrebbero educare al rifiuto delle discriminazioni verso le minoranze tra cui gli omosessuali, un risultato per il momento lo ha ottenuto: dare al centrodestra lombardo un tema su cui ricompattarsi, considerate le difficoltà a trovare il candidato a sindaco di Milano. E i recenti battibecchi tra il segretario leghista Matteo Salvini e il governatore Roberto Maroni, ultimo quello sul referendum per garantire alla regione maggiori autonomie. Meglio unirsi contro la cosiddetta “teoria gender”, che il capogruppo del Carroccio Massimiliano Romeo spiega così: “E’ quella secondo cui non si nasce maschi o femmine per questioni genetiche, ma si diventa uomini o donne per ragioni di natura culturale e ambientale. Tutto questo per noi non ha senso”. Da qui l’approvazione di una mozione che chiede di “contrastare la diffusione della teoria gender nelle scuole 
lombarde”, nonché il rispetto del “ruolo predominante dei genitori nell’educazione alla affettività dei figli e un loro coinvolgimento nelle strategie educative delle scuole lombarde”.

Una linea che al Pirellone procede parallela all’organizzazione da parte della Lega di alcuni convegni in luoghi istituzionali “a difesa della famiglia naturale”, come quello dello scorso gennaio con tanto di logo Expo. E una linea che ha proseliti pure in Veneto, dove il consiglio regionale ha di recente approvato una mozione di Fratelli d’Italia che obbliga le scuole a “non introdurre ideologie pericolose per lo sviluppo degli studenti quali l’ideologia gender”mentre il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro poco dopo essere stato eletto ha fatto ritirare dagli istituti 49 testi.

“Non si combatte la discriminazione insegnando ai bambini che non hanno una differenza sessuale – sostiene il consigliere di FdI Riccardo De Corato – o insegnando che il genere non c’entra nulla con la sessualità biologica e che possono scegliere liberamente tra dieci o più opportunità illustrate in un opuscolo patinato che si ritrovano sul banco”. Argomentazioni a cui ribatte Sara Valmaggi, esponente del Pd e vicepresidente del consiglio regionale: “La teoria gender non esiste. Esistono studi di genere che sono tutt’altra cosa. Non c’è alcuna normativa approvata in Parlamento che introduce nella scuola questa fantomatica teoria, c’è solo la promozione della parità tra i generi, la lotta alla discriminazione e agli stereotipi”.

Analoga la posizione di Lucia Castellano, capogruppo regionale del Patto Civico: “Una mozione ignorante e oscurantista, che propina lo spauracchio di un’inesistente teoria gender per colpire di fatto le unioni civili, la parità di genere, i diritti delle persone omosessuali”. Di “teoria inesistente” parla anche il M5S: “Se vogliamo davvero proteggere i nostri figli dovremmo proteggerli dalle panzane dei politici e dalle falsificazioni del dibattito pubblico”, dice Paola Macchi. Aggiunge Iolanda Nanni: “Invece di parlare di case popolari, di sfrattati, di trasporti pubblici allo sfascio e di trasparenza, siamo qui a parlare di cazzate”.

@gigi_gno