E’ “emergenza educativa” in Veneto. Così almeno, secondo il Consiglio regionale che ha approvato la mozione presentata dal consigliere Sergio Berlato di Fratelli d’Italia che obbliga le scuole a “non introdurre ideologie pericolose per lo sviluppo degli studenti quali l’ideologia gender”.

Con 24 voti a favore e 9 contrari, la proposta è passata creando un acceso dibattito dentro e fuori le istituzioni. Berlato ha presentato il documento dicendo che “in alcuni casi purtroppo l’educazione all’affettività è diventata sinonimo di educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali, discriminate per la famiglia fatta da un uomo e una donna. In Paesi dove simile strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato ad una sessualizzazione precoce della gioventù, con conseguente aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze ed aborti già prima dell’adolescenza e all’aumento della pedofilia”.

Chiaro l’attacco contro “i libretti in cui la famiglia composta da una donna e da un uomo è vista come uno stereotipo da superare e l’omofobo viene identificato in base al grado di religiosità. In alcuni casi si è arrivati alla deriva dell’ideologia gender”. Una posizione simile a quella del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che con una circolare inviata il 24 giugno – 9 giorni dopo aver vinto il ballottaggio con Felice Casson – al personale docente di asili nido e scuole dell’infanzia aveva fatto ritirare 49 testi che affrontano il tema della discriminazione.

Berlato e la maggioranza sono convinti, com’è specificato nella mozione, che ”l’ideologia gender non è solo pericolosa, in quanto porta alla disintegrazione della personalità con conseguente fragilità psichica, instabilità emotiva ed affettiva, bassa autostima e senso di inadeguatezza ma anche totalmente inutile”. Una presa di posizione spiegata dal fatto che secondo Berlato “esiste un paradosso che dimostra come nei Paesi in cui si è maggiormente investito nella cosiddetta impostazione di genere paritario, quali la Norvegia, le differenze uomo – donna, sono molto più accentuate”.

Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia ha puntato il dito contro la strategia nazionale dell’Unar, l’Ufficio nazionale anti- discriminazioni razziali che ha redatto progetti educativi “con l’aiuto esclusivo di associazioni LGBT, senza l’adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori”.

Parole che hanno scatenato le associazioni gay e non solo. Il Partito Democratico ha difeso a spada tratta la Buona Scuola, spiegando che non contiene nulla di quanto indicato nel testo del provvedimento proposto da Berlato ma la maggioranza non ha avuto dubbi e ha approvato la mozione che impegna la giunta ad intervenire nelle scuole di ogni ordine e grado affinché “non venga introdotta in alcun modo la teoria del gender e venga rispettato il ruolo prioritario della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario”.

D’ora in poi in Veneto “saranno coinvolti – si legge ancora nel testo – gli enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie in ogni strategia educativa della scuola”, soprattutto “nella predisposizione dei progetti sull’affettività e sulla sessualità, rendendo il loro contenuti trasparenti ed evitando il contrasto con le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori”.