Critica il governo per la mancata pubblicazione della Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi: «Deve rispettare la legge». Attacca la Società gestione impianti nucleari  (Sogin)  per i ritardi nelle operazioni di decommissioning: «Ricadranno sulle tasche dei cittadini». Torna ancora all’assalto di palazzo Chigi sull’Isin, l’istituto di sicurezza nucleare: «La nomina del direttore è ferma da mesi, con il nome del candidato ancora nel limbo». Non le manda a dire Alessandro Bratti, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. L’esponente dell’ala ecologista del Partito democratico ne ha per tutti. Anche per le parole «fuori luogo» del sottosegretario allo sviluppo economico, Simona Vicari, raccolte nei giorni scorsi a margine dell’Italian Energy Summit. La senatrice del Nuovo centrodestra (Ncd) aveva rivelato che alcune località del Nord Italia si stanno attrezzando per accogliere il deposito unico dele scorie radioattive. Affermazione che, secondo Bratti, «potrebbe far immaginare una trattativa sotterranea su ipotetici siti nel Nord Italia, con una procedura perlomeno curiosa».

Presidente Bratti, il 20 agosto era la data, prevista dalla legge, per pubblicare la Cnapi, la Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. A che punto siamo?
Siamo in forte ritardo, ancora nella a fase preliminare che precede l’avvio di un percorso condiviso di informazione sui territori che saranno coinvolti. L’auspicio del governo è che alla fine di questo iter, che potrebbe durare anche più di un anno, ci siano delle autocandidature. Per cui, sarà un percorso di non facile praticabilità.

Nella relazione sui rifiuti radioattivi, approvata la scorsa settimana, emergono delle criticità sull’iter che porterà al deposito unico?
Abbiamo messo in evidenza delle criticità circa i ritardi della Sogin nelle attività di decommissioning, lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari. Sono ritardi che hanno un riverbero importante sul costo complessivo del nucleare che, a sua volta, si ripercuote sul costo delle bollette dei cittadini. Abbiamo rimarcato anche le differenze di visioni tra amministratore delegato e presidente di Sogin. Differenze che non aiutano. Perché, e ci tengo a ribadirlo, il deposito nazionale va fatto. Sia perché lo impone una legge europea sia per una questione di sicurezza. Da cittadino, mi sentirei molto più sicuro a vivere vicino a un deposito di rifiuti nucleari di superficie piuttosto che nei pressi di una discarica come Bellolampo a Palermo o Malagrotta a Roma.

Anche la questione dell’Isin trova largo spazio nella relazione.
Sì, si tratta dell’altra grandissima criticità, che abbiamo messo in evidenza. In Italia non abbiamo ancora costituito, così come prevede la legge, l’Istituto di sicurezza nucleare. Se ne poteva fare a meno, perché attualmente la parte autorizzativa e di controllo è in mano all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ma il Parlamento ha deciso per l’istituzione di questo organismo. A questo punto, l’istituto – che avrà importanti funzioni di controllo – deve essere completato prima della pubblicazione della Carta. Per questo, come commissione, abbiamo chiesto la massima trasparenza al governo e, soprattutto, la scelta delle professionalità migliori. La nomina del direttore dell’Isin è ferma da mesi, con il nome del candidato – ritenuto da tanti inidoneo – rimasto nel limbo, in attesa di chissà quale evento.

Presidente, ma quali sono i motivi della mancata costituzione dell’Isin?
Ritengo che la motivazione principale sia una complessiva sottovalutazione da parte del governo del problema nucleare per cui si tende a non dare il peso che merita a un istituto di controllo. Una sottovalutazione che deve essere colmata. Dall’altro canto, non possiamo nascondere che le vicende relative alla scelta del direttore hanno rallentato tutto il processo e che le stesse dovranno essere rivedute. Spero che il presidente Matteo Renzi colmi al più presto questa lacuna.

Secondo lei, come si può recuperare il terreno perduto?                                                                                         Quello che la politica deve fare è mettere in campo le forze migliori, le persone e le professionalità giuste. Solo così si potrà riconquistare la fiducia dei cittadini su un tema tanto delicato. Il nucleare fa paura, c’è bisogno di trasparenza e di un processo decisionale condiviso.