Credo che fossero anni riferibili a un preciso culto della cosiddetta letteratura dell’eroina. Primi anni ’80, nel dopo Christiane Felscherinow, nacque questa onda narrativa “dello sballo”, non psichedelica, non come le vite distrutte della beat generation che avevano forse una ragione più dotta o forse al contrario meno politicizzata. Ho letto Christhiane F. che ero una bambina. Mi segnò profondamente, ne ho già scritto. Così dopo di lei cercai tutto quello che poteva competere all’argomento, qualcosa che indagasse bassifondi e periferie, sempre e comunque qualcosa che parlasse di ero. Trovai Carlo Grimaldi, la storia di un tossico nella Milano di Porta Ticinese e del Giambe, Giambe come Giambellino.

Grimaldi-libro“Un lungo flash” di Carlo Grimaldi, appunto, libro chiesto a mio padre, ordinato e ricevuto dall’allora Club degli editori. Edizione datata 1984 per Arnoldo Mondadori Editore. Erano altre atmosfere rispetto a quelle dello Zoo di Berlino, meno mostruose se vogliamo. Le creature rispettavano ancora dettagli umani, rimaneva il gergo, uguale: piste cioè buchi sul braccio, rota o scimmia ovvero crisi di astinenza, roba ovvero eroina. Eroina e basta. Ricetta cioè ricettatori. Ero brava a ricordare l’abbecedario del tossico, avevo imparato tutto da Christiane Felscherinow.

Nel tempo, un po’ più adulta, ho scoperto l’antenato “Aria chiusa” di Evan Hunter, storia di un trombettista di jazz eroinomane, nell’America degli anni ’50. Però rimane quel romanzo a girarmi nella testa, “Un lungo flash”, storia immagino autobiografica dell’autore Carlo Grimaldi. Adesso lo cerco, non trovo nulla di lui, non altri libri, non una traccia, nemmeno sui social. Soltanto una pagina dedicata al romanzo. Niente di più, tra l’altro la pagina è anche fuorviante, sembra piuttosto un riparo di esaltazione di singoli, con un’idea molto benevola dell’eroina.

I tossici di Carlo Grimaldi si vedevano al Solari, il parco Solari di Milano. Il paesaggio è abbastanza scarno. Impegno politico e chiloom. Grimaldi racconta i traffici, gergo aggiornato oggi in “impicci”. Affari, scambio di merce trafugata, spaccio. Impicci. Per Grimaldi e per allora: traffici. Il primo buco si consuma sul bordo della vasca di casa. Il lungo flash. In definitiva il desiderio spaventoso di ricordarlo in tutte le spade successive, in gergo le siringhe con l’ero da iniettare.

Chiedo ad amici editor e scrittori: conoscete Carlo Grimaldi? Nessuno sa dirmi niente. Eppure non era un libro da nulla, era bravo, c’era la scrittura, non solo la sua storia di eroinomane. Era bravo Carlo Grimaldi, riconosco oggi ancora meglio il peso dell’autore. La dedica iniziale è per un certo Gabriele, “Dopo la mia, la sua libertà”. Ne sono usciti allora. Grimaldi con la comunità, la Ley Community, qualche chilometro da Oxford. E adesso, dov’è finito? Possibile che non abbia scritto altro? E’ vivo?