Pernice bianca

Mi ricorderò tutta la vita, quando tanti anni fa vidi con commozione alcune pernici bianche alzarsi in volo sopra un lago nelle Alpi Marittime. Sono tantissimi anni che pratico alpinismo ed escursionismo, e quella è rimasta l’unica volta in cui ho visto quella che i politici che si occupano del suo sterminio chiamano “tipica fauna alpina”.

Quest’anno la pernice bianca in Piemonte era stata esclusa dal calendario venatorio, ossia da quel calendario che stabilisce in quale periodo, quali specie siano cacciabili, ed eventualmente quanti esemplari di ogni specie siano cacciabili. Ma era stata esclusa senza una motivazione scientifica accettabile. Il Tar ha annullato questa parte di delibera. Sarebbe bastato modificare sul punto il calendario venatorio per giustificare la scelta. Invece no: la pernice bianca è stata inserita tout court fra le specie cacciabili, prevedendo che se ne potessero “prelevare” 110 esemplari. Apro parentesi. Basta con questo linguaggio che non rappresenta la realtà, questi politici abbiano almeno il coraggio di dire le cose come stanno: non si preleva la fauna. La si uccide, anzi, nel caso della fauna alpina, la si massacra. E basta anche parlare di selvaggina. Sono animali: chiamiamoli così. Anche se l’uomo si ritiene così potente da decretarne la morte.

Dicevo all’esordio che in tutta la mia vita ho visto solo alcune pernici bianche. Mai visto galli forcelli e coturnici. La Regione Piemonte (attenzione: in mano ai Poco Democratici), ne ha previsto il massacro secondo questi numeri: 619 galli forcelli, 315 coturnici. Ieri, domenica 4 ottobre, è iniziata la mattanza. Eppure la stessa Regione Piemonte, con una grande dose di ipocrisia, nel 2006 afferò: “I galliformi di montagna, che insieme alla lepre variabile formano la cosiddetta ‘tipica fauna alpina’, sono specie che vivono in ambienti molto particolari e difficili. Il fagiano di monte, la pernice bianca, la coturnice, il francolino di monte e il gallo cedrone abitano da tempo le nostre montagne, anche se in alcune zone sono diventati rari o si sono definitivamente estinti. La stessa direttiva 79/409/CEE ‘Uccelli’ li colloca fra le specie per cui è necessario prevedere apposite misure di tutela. Sicuramente sono animali che risentono in modo negativo delle attività antropiche: il fuoristrada estivo e invernale, lo sci, gli impianti a fune, la caccia, il degrado degli habitat esercitano impatti negativi rilevanti. È quindi fondamentale tutelarli con la massima attenzione, per non perdere definitivamente un importante tassello della biodiversità delle Alpi”.

E la stessa Regione ha recentemente affermato, nell’ambito delle conclusioni di un progetto di ricerca internazionale sui galliformi alpini, che “…i risultati delle analisi sanitarie e di dinamica di popolazione dei galli forcelli mostrano situazioni eterogenee all’interno del territorio regionale, sottolineando la necessità di mantenere, se non migliorare, le strategie di conservazione messe in atto per la tutela di questa specie…”. Per quanto riguarda la coturnice, si afferma che “…dopo un picco di densità delle popolazioni negli anni precedenti al progetto, i parametri vitali e sanitari evidenziano uno status non favorevole delle popolazioni…” Ma la perla riguarda la pernice bianca, specie “…che presenta una situazione più critica, evidenziando la urgente necessità di aumentare le misure di conservazione per questa specie e di limitare/precludere le attività di gestione venatoria…”.

Quindi, popolazioni di tipica fauna alpina in diminuzione, ammissione da parte della stessa Regione, eppure ecco l’annuale massacro, volto a soddisfare solo il divertimento macabro di una ristretta minoranza di popolazione cacciante. Secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti al 2006, in Italia il numero dei cacciatori registra un andamento decrescente essendo passati da 1.701.853 nel 1980 (3% dell’allora popolazione italiana) a 751.876, nel 2007 (1,2% dell’attuale popolazione italiana) con una drastica riduzione del 55,8% (57,9% in rapporto alla popolazione italiana).

E per favore non mi si venga a parlare di funzione sociale della caccia, come si usa dire dalle parti delle minoranze venatorie. Fatemi il piacere, cacciatori, almeno abbiate il coraggio (si fa per dire) di ammettere ciò che è palese, che vi divertite ad uccidere. Per quanto riguarda invece voi politici, dico solo, astenetevi dal volerci dare del “tu” a noi che vogliamo tutelare quell’ambiente che voi vi ostinate a distruggere. Non abbiamo davvero nulla da spartire.