No al discusso decreto ministeriale sull’appropriatezza delle prescrizioni, “pericoloso” perché “gli esami servono allo specialista per una diagnosi precoce e non possono essere limitati in partenza”. Il vero nodo da affrontare è invece quello delle polizze assicurative che tutelano i medici dai rischi professionali: più aumentano le citazioni in giudizio da parte di pazienti che si ritengono danneggiati, spesso in modo ingiustificato, più diventano costose e difficili da ottenere. Una situazione che a sua volta può indurre il dottore, per evitare problemi, a prescrivere verifiche non strettamente necessarie. A sottolinearlo è Mario Stirpe, presidente dell’Ircss Fondazione G.B. Bietti e del congresso internazionale ‘New Diagnostic and therapeutic frontiers in ophthalmology’ in corso a Roma fino al 4 ottobre.

Oggi la formazione del medico “si basa sull’esame strumentale, il dottore è preparato ad agire con questo approccio perché non c’è più la visione clinica di una volta”, spiega Stirpe. “Quali possono essere i criteri per giudicare se un accertamento è realmente necessario? Troppo spesso il non aver praticato un esame ha condotto a conseguenze letali. E chi giudicherà se la prescrizione fatta dal medico non serviva? Oggi la diagnostica per immagini, in oculistica come in altre specialità, è fondamentale ed è alla base del lavoro di ogni collega”.

A margine del congresso di Roma ci sarà però anche un meeting sul problema delle assicurazioni. Perché, spiega Stirpe, da un lato i medici devono poter sottoscrivere polizze di responsabilità civile professionale per difendersi dalla proliferazione delle cause, dall’altro anche per i cittadini più abbienti dovrebbe essere incentivata la sottoscrizione di polizze sanitarie “eventualmente in parte detraibili dal reddito”.