Nessuna distinzione tra “regolare” e “irregolare”, ma tutela della “dignità”, nel rispetto del “patrimonio del Paese che li ospita”. È il nuovo appello di Papa Francesco in favore dell’accoglienza degli immigrati che “sono nostri fratelli e sorelle”: “Ogni giorno le storie drammatiche di milioni di uomini e donne interpellano la Comunità internazionale, di fronte all’insorgere di inaccettabili crisi umanitarie in molte zone del mondo”. La denuncia di Bergoglio, nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2016, è forte: “L’indifferenza e il silenzio aprono la strada alla complicità quando assistiamo come spettatori alle morti per soffocamento, stenti, violenze e naufragi. Di grandi o piccole dimensioni, sono sempre tragedie quando si perde anche una sola vita umana”. Il Papa, che recentemente ha chiesto ai vescovi europei di accogliere in ogni parrocchia del Vecchio continente almeno una famiglia di profughi, come ha già fatto il Vaticano, risponde a chi ha criticato questo suo appello: “Eppure non cessano di moltiplicarsi anche i dibattiti sulle condizioni e sui limiti da porre all’accoglienza, non solo nelle politiche degli Stati, ma anche in alcune comunità parrocchiali che vedono minacciata la tranquillità tradizionale”.

Il Papa si domanda “come fare in modo che l’integrazione diventi vicendevole arricchimento, apra positivi percorsi alle comunità e prevenga il rischio della discriminazione, del razzismo, del nazionalismo estremo o della xenofobia?”. La risposta di Bergoglio è inappellabile: “Di fronte a tali questioni, come può agire la Chiesa se non ispirandosi all’esempio e alle parole di Gesù Cristo? La risposta del Vangelo è la misericordia”. E in un altro passaggio Francesco precisa che “la rivelazione biblica incoraggia l’accoglienza dello straniero”. Parole dirette anche al parroco di Onzo, un paese di poche anime sulle alture di Albenga, don Angelo Chizzolini, che all’appello del Papa all’accoglienza dei migranti avrebbe dichiarato: “Brucio la canonica piuttosto che darla ai migranti”. Affermazioni che il sacerdote successivamente ha smentito pur ribadendo che “nella canonica del paese non ospito nessuno, al massimo i miei genitori, di sicuro non i profughi”. Così come avevano suscitato numerose polemiche le parole del cardinale di Budapest Péter Erdő, presidente dei vescovi europei, che ha spiegato che “dare ospitalità ai migranti in transito per ora non è possibile perché in Ungheria ospitare persone irregolari è un reato e chi non rispetta questa legge può essere accusato e denunciato per traffico di persone”.

Nel suo messaggio, il Papa scrive che “nessuno può fingere di non sentirsi interpellato dalle nuove forme di schiavitù gestite da organizzazioni criminali che vendono e comprano uomini, donne e bambini come lavoratori forzati nell’edilizia, nell’agricoltura, nella pesca o in altri ambiti di mercato. Quanti minori sono tutt’oggi costretti ad arruolarsi nelle milizie che li trasformano in bambini soldato. Quante persone sono vittime del traffico d’organi, della mendicità forzata e dello sfruttamento sessuale. Da questi aberranti crimini fuggono i profughi del nostro tempo, che interpellano la Chiesa e la comunità umana”.

Francesco chiede anche di aiutare i Paesi da cui partono i profughi per sfuggire a questi drammi: “La Chiesa affianca tutti coloro che si sforzano per difendere il diritto di ciascuno a vivere con dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del Paese d’origine”. Per Bergoglio, infatti, “in ogni caso, è necessario scongiurare, possibilmente già sul nascere, le fughe dei profughi e gli esodi dettati dalla povertà, dalla violenza e dalle persecuzioni. Su questo è indispensabile che l’opinione pubblica sia informata in modo corretto, anche per prevenire ingiustificate paure e speculazioni sulla pelle dei migranti”. Il Papa ricorda, infatti, che se i profughi “sopravvivono agli abusi e alle avversità”, devono poi “fare i conti con realtà dove si annidano sospetti e paure. Non di rado, infine, incontrano la carenza di normative chiare e praticabili, che regolino l’accoglienza e prevedano itinerari di integrazione a breve e a lungo termine, con attenzione ai diritti e ai doveri di tutti”.

Twitter: @FrancescoGrana

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