Documenti riservati, che contenevano i verbali d’interrogatorio effettuati da pm e investigatori, ritrovati negli armadi di un ex senatore della Repubblica. È l’ultima novità emersa dalle indagini a carico Nino Papania, ex senatore del Pd, uno degli “impresentabili” cancellato dalle liste delle politiche 2013, oggi imputato a Trapani, dove si stanno celebrando due procedimenti sul presunto voto di scambio avvenuto alle amministrative 2012 di Alcamo, il feudo elettorale dell’ex parlamentare . A leggere gli atti della procura trapanese, pubblicati dal fattoquotidiano.it, quelle elezioni erano state effettuate mentre alcuni fedelissimi dell’ex senatore compravano voti in cambio di denaro e generi alimentari, promettendo posti di lavoro e segnando le schede.

L’inchiesta (poi sfociata nei due processi) sin da subito ha investito frontalmente un sistema ben ramificato, tanto da far parlare di un meccanismo “fitto e consolidato” basato sulla raccolta di voti. In entrambi i faldoni ad esempio viene spiegato il ruolo di onlus e cooperative che si rifornivano presso il banco delle Opere di Carità, salvo poi (come ritiene l’accusa) distribuirle ai fini elettorali. Ma non solo. Perché nel tentativo di ricostruire gli aspetti finanziari della vicenda dallo scorso marzo la procura di Trapani ha aperto un nuovo fascicolo di indagine coordinato dal procuratore capo Marcello Viola e dai sostituti Rosanna Penna e Marco Verzera. Proprio nell’ambito di questa nuova inchiesta l’8 maggio gli uomini del nucleo di polizia Tributaria della guardia di Finanza hanno effettuato una perquisizione presso gli uffici della Futura 2000, una cooperativa nelle disponibilità di Papania.

E’ in questi uffici che è avvenuto il ritrovamento di nove documenti riservati. Sono tre interrogatori eseguiti dalla procura di Trapani “privi di firme“: uno di questo, ad esempio, era stato integrato da numerosi omissis dai pm, ma nell’armadio di Papania è stata ritrovata la versione integrale. Poi c’è un fascicolo dei carabinieri di Alcamo “privo della firma del comandante del reparto” e sintesi di intercettazioni. Tra i documenti anche un verbale di sommarie informazioni rese da Carmelo Guido, che all’epoca era direttore della banca Don Rizzo (la locale banca di credito cooperativo) e che lo scorso 17 luglio è deceduto in un incidente stradale mentre viaggiava a bordo della sua bicicletta. Ma non solo.

Perché tra i documenti ritrovati, infatti, ci sono anche esposti anonimi indirizzati al prefetto ed al procuratore capo di Trapani – inspiegabilmente nelle disponibilità di Papania – e poi un foglio manoscritto. Si tratta di una “lettera privata” sequestrata dagli investigatori per rispondere ad un altro rebus. Papania tuttora è indagato dalla direzione antimafia di Palermo per un presunto “sistema di assunzioni” all’Aimeri Ambiente, una società di smaltimento rifiuti. E’ l’inchiesta per la quale era stata chiesta al Senato l’autorizzazione all’utilizzo di alcune intercettazioni di Papania, recentemente accordata, solo per quelle precedenti al novembre 2010 (nonostante la richiesta del Tribunale di Palermo specificasse che le intercettazioni più utili erano quelle successive al novembre 2010).

In questo fascicolo era stato acquisito un documento ritrovato negli uffici di Orazio Colimberti (all’epoca dirigente dell’Aimeri), un manoscritto in cui veniva chiesta la promozione di ruolo per alcuni dipendenti e la dicitura in stampatello “copiare e distruggere“. Secondo gli inquirenti quel documento era stato scritto da Papania che, oltre a disconoscerlo, si è sottratto alla perizia calligrafica. Proprio per questo il documento “privato” sequestrato nella perquisizione dell’8 maggio ha permesso ai magistrati di fare un confronto calligrafico che ha stabilito come “entrambi i documenti devono ritenersi autografi in quanto opera grafica dello stesso Papania”.

Come ci sono finiti quei documenti negli archivi dell’ex senatore? Gli investigatori sospettano che questa documentazione sia “uscita dai computer dell’autorità giudiziaria, sicuramente non hanno seguito un percorso tradizionale”. E adesso si aprono, dunque, scenari preoccupanti dato che la Procura di Trapani tra l’ottobre 2012 ed il febbraio 2014 è stata al centro di alcuni strani episodi che hanno convinto la commissione parlamentare Antimafia ad ascoltare il procuratore Viola ed i sostituti Andrea Tarondo e Piero Grillo. Episodi che vanno dal ritrovamento di microspie (in un auto di servizio ed all’interno del Palazzo di Giustizia) alla violazione dell’ufficio del procuratore Viola.

di Marco Bova