Se la notizia c’è, va data. Sul come viene data, di questi tempi, provo a fare una riflessione.

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La Gazzetta di Parma è il quotidiano locale, la gazzetta ufficiale, quella che “se lo dice la Gazzetta…”. L’opinione cittadina passa da lì e buonanotte. La settimana scorsa il titolone è ‘Esposto dei profughi ai carabinieri: “Ci hanno fatto dipingere le pareti”‘ e già la maggior parte dei lettori s’è fatta un’opinione e, ammesso che lo voglia, distrattamente va a leggersi il seguito dell’articolo, che da subito precisa “a onore del vero si tratta di un grappolo (grappolo???) di persone, quattro su quindici ospitati nel centro di accoglienza”. Poco più avanti (ma chi ci arriva?) “Intanto in altri centri il coinvolgimento dei richiedenti asilo funziona e addirittura (addirittura) trova il favore di molti ospiti”. Dei quattro che si sarebbero rifiutati di collaborare al centro si perde ogni traccia, ma il titolo da solo ha compromesso tutto quanto c’è di buono. La Gazzetta di Parma on line (dove appare solo il titolo per rimandare al cartaceo in edicola) trabocca di commenti (sul web il lettore medio impiega dagli 8 ai 12 secondi per farsi una opinione e per indignarsi digitalmente ancora meno).

Il giorno dopo, di nuovo sul cartaceo, c’è la Lega che cavalca l’onda (la mia prima reazione è stata l’incredulità) per voce di Fabio Rainieri e la Gazzetta non gli nega il diritto d’opinione in linea con il Salvini pensiero. Altra benzina sul fuoco.

A seguire, la versione on line del quotidiano lancia il sondaggione: E’ giusto che i profughi svolgano gratuitamente lavori socialmente utili?” e l’onda mediatica è già piena di surfisti.

Pausa: ci siamo domandati chi ha imbeccato i quattro profughi? Chi li ha istruiti prima ancora di insegnargli la benché minima parola di italiano? Chi ha colto l’occasione per alimentare intolleranza popolare? Se i trenta euro quotidiani sono soldi sprecati non è colpa degli altri, ma dei nostri che quei soldi li hanno in gestione?

Per carità, sono solo domande.