Nessun contatto con la mafia, nessun interesse illecito nell’aiuto alle aziende della Val di Susa che volevano partecipare ai lavori della Torino-Lione. Stefano Esposito, senatore Pd e assessore ai trasporti di Roma, noto per le sue battaglie a favore della grande opera, non vuole che il suo nome sia accostato al processo di mafia “San Michele” contro la cosca di San Mauro Marchesato, in provincia di Crotone, a Torino. Lo ha ribadito questa mattina, il giorno dopo le notizie dei suoi contatti con l’imprenditore di Susa Ferdinando Lazzaro, alla sbarra per gli sversamenti illeciti scoperti durante l’indagine del Ros. Lo difende per tutelare se stesso dagli attacchi: “Dopo tre anni di indagine Lazzaro non è a processo per reati di mafia e neanche gli altri procedimenti su di lui riguardano queste ipotesi”, afferma in conferenza stampa.

Non rinnega i contatti con il titolare della Italcoge e poi della Italcostruzioni, che hanno ottenuto alcuni subappalti per i lavori preliminari della Torino-Lione, anzi ribadisce il suo impegno a favore delle imprese locali:  “Lazzaro è un imprenditore straconosciuto, strafrequentato e strasentito da me, come ho sentito tanti altri imprenditori valsusini”, come la Geomont o la ditta Martina. Queste aziende facevano parte del Consorzio Valsusa, presieduto dall’ex parlamentare dei Ds Luigi Massa: “Si rivolgevano a me perché Cmc (la coop di Ravenna che aveva ottenuto l’appalto di Ltf, ndr) faceva trattative a strozzo. Il tutto si inquadra in una nota battaglia politica”. In sostanza lui e altri politici del Pd, ma anche Osvaldo Napoli di Forza Italia, chiedevano l’applicazione della legge regionale sul coinvolgimento delle ditte locali nei lavori per la grande opera.

Il senatore Pd smentisce quanto affermato da Lazzaro e da Massa in alcune intercettazioni: “Non ho mai parlato con il presidente di Cmc. Io parlavo con Marco Rettighieri, direttore generale di Ltf”. E aggiunge che sarebbe intervenuto direttamente sulla coop ravennate per proteggere le aziende torinesi dalle trattative al ribasso che favorivano le ditte bolognesi. Anzi, “rifarei tutto appena partirà la gara da otto miliardi di euro”, quella per il tunnel ferroviario. Rifarebbe tutto anche se Lazzaro ha precedenti penali e di polizia: “Nonostante tutto questi non sono mafiosi, e non perché lo dico io, ma perché lo certifica la procura di Torino che non ha indagato nessuno per reati del genere. Io li ho difesi su questo versante e continuerò a farlo. Hanno altri conti con la giustizia. Quando venne da me, sapevo che Lazzaro era stato coinvolto in ‘Asfaltopoli’, ma è un’altra cosa”.

Secondo Esposito dietro queste notizie c’è la mano del movimento No Tav e del Movimento 5 Stelle e annuncia una causa civile contro la consigliera regionale Francesca Frediani che lo avrebbe definito “collettore della ‘ndrangheta, e come collante tra politica e ‘ndrangheta”.