Conferenza stampa del Movimento 5 Stelle a Napoli

Una delle chiavi per capire il gran numero di consensi che il Movimento 5 Stelle, secondo i sondaggi, continua a mietere tra gli elettori passa attraverso il sostantivo coerenza. Chi vota M5S è convinto che i 5Stelle rispettino la parola data più dei loro concorrenti. Da molti italiani viene apprezzato il fatto che, come promesso, gli stipendi dei parlamentari siano stati ridotti; che effettivamente non entri in lista chi non ha la fedina penale immacolata e che il Movimento, proprio come era stato annunciato, non si allei mai con altri partiti politici. La coerenza ha così permesso ai 5Stelle di superare i momenti più difficili. Ha fatto dimenticare gli errori commessi e anche una poco liberale tendenza a imbavagliare o espellere, con modalità che non piacciono a chi scrive questo articolo, il dissenso interno.

Nella vita però solo gli stupidi e i paracarri non cambiano mai posizione. Ogni prassi, modo di fare o idea deve essere quotidianamente verificata alla luce dell’esperienza e dell’analisi sul futuro. Pensare che una cosa vada fatta in una certa maniera solo perché in passato ha funzionato, spesso impedisce di trovare altre strade che possono portare a risultati migliori. Per questo, se davvero ambiscono a diventare un movimento di governo, Beppe Grillo e gli iscritti al M5S dovrebbero cominciare a chiedersi cosa fare in occasione delle votazioni on line dei candidati per le prossime elezioni politiche.

Finora sono state portate in Parlamento solo persone che avevano da tempo in tasca una “tessera” del Movimento. Per evitare che partecipassero alle primarie sul web infiltrati, finti attivisti o personaggi abituati a saltare sul carro del possibile vincitore, Grillo ha di volta in volta stabilito una data ultima di iscrizione che in genere risale a molti mesi prima la consultazione elettorale. Una scelta ragionevolmente prudente, ma decisamente di chiusura rispetto a tutta una serie di personalità del mondo della cultura, dell’economia, del lavoro e della ricerca la cui presenza in un’assemblea legislativa, e magari in un prossimo esecutivo, non potrebbe che migliorarne la composizione.

In passato il vecchio Pci – partito dal quale per altri versi è sempre bene tenersi lontani – aveva proprio per questo inaugurato la stagione degli Indipendenti di Sinistra. Venivano cioè candidate persone non tesserate provenienti dai mondi più vari: il grande registra teatrale Giorgio Strehler, il magistrato antimafia Cesare Terranova, l’avvocato Guido Rossi, il laico-azionista Altiero Spinelli, l’antifascista ed ex presidente del Consiglio, Ferruccio Parri, i giornalisti Andrea Barbato e Giuseppe Fiori, l’indimenticabile Eduardo De Filippo e tanti altri.

Seguire quell’esempio, riservando una parte delle candidature a italiani che coi fatti abbiano dimostrato le loro capacità di mutare la società e le cose, può essere il segnale che agli occhi di molti trasforma il Movimento da voce della protesta a veicolo del cambiamento. Può rassicurare quegli elettori a cui il M5S fa paura e soprattutto può migliorare la pessima reputazione della politica. Rispetto al Pci, oltretutto, i 5Stelle hanno un vantaggio. In occasione delle Quirinarie hanno già inaugurato un metodo per individuare personalità esterne. E forse non è un caso che nel 2012 il nome indicato dalla Rete sia stato proprio quello di un uomo nato politicamente come Indipendente di Sinistra: il giurista Stefano Rodotà. Chi ambisce a rappresentare la società civile non può e non deve, del resto, avere paura di essa. Provare a portare intelligenza ed esperienza nelle istituzioni è giusto, proprio perché oggi appaiono troppo spesso prive di senno.

Il Fatto Quotidiano, 26 settembre 2015