Avanti con la Fase C. L’ultima, la più complessa e innovativa del piano straordinario di assunzioni. Dopo i primi tre step che hanno portato in cattedra 38mila docenti entro l’inizio dell’anno scolastico, adesso il Ministero dell’Istruzione pensa all’attuazione dell’organico del potenziamento: 55mila nuovi insegnanti che dovrebbero aggiungersi al personale ordinario, per incrementare l’offerta formativa e coprire i buchi negli orari delle classi. Gli uffici centrali e sul territorio cominceranno a lavorare presto. Ma le nomine non potranno arrivare prima di fine novembre. E soprattutto non è detto che le richieste delle scuole combacino perfettamente col personale disponibile, né che tutti i posti vengano coperti.

In settimana il Dicastero ha pubblicato la prima circolare per l’acquisizione da parte degli istituti del fabbisogno per i nuovi organici funzionali. Gli obiettivi, già specificati nel primo manifesto da “La Buona scuola”, sono i più svariati: si va dal potenziamento di materie come matematica, lingue, musica, storia dell’arte, educazione fisica, allo sviluppo delle attività laboratoriali e delle competenze digitali, passando per la prevenzione e il contrasto di fenomeni come la dispersione, la discriminazione, il bullismo. In futuro il fabbisogno dovrà essere determinato da un più ampio piano triennale, che dovrà costituire il vero e proprio manifesto d’intenzioni di ogni scuola. Ma per l’immediato i presidi devono fare subito le proprie scelte, indicando in maniera orientativa le aree di intervento su cui richiedono nuove unità. Per semplificare questa scelta, il Ministero ha individuato sette campi di potenziamento dell’offerta formativa per le scuole di secondo ciclo (sei per il primo), al cui interno saranno ricomprese le varie classi di concorso: umanistico, linguistico, scientifico, artistico e musicale, socio-economico, motorio, laboratoriale. E questa è la prima incognita: non è detto che l’indicazione di una certa area porti all’arrivo del docente specializzato sulla materia desiderata.

Dubbi che vengono amplificati dal meccanismo che i presidi dovranno seguire per avanzare le loro richieste. Le scuole, infatti, saranno chiamati ad inserire nel Sidi (il sistema informatico) tutte le aree in ordine di preferenza, nessuna esclusa. Un po’ come i docenti hanno dovuto indicare tutte e 100 le province per la mobilità del piano di assunzioni. L’ordine di preferenza espresso “costituirà un utile strumento di lettura del fabbisogno dell’istituzione scolastica” (per usare le parole della circolare del Miur), ma non sarà vincolante. Dunque nelle scuole arriveranno i docenti che sono disponibili nelle graduatorie, non necessariamente quelli richiesti. Comunque gli insegnanti di potenziamento saranno minimo tre per ogni istituto, fino ad un massimo di otto. Quantitativamente distribuiti in base al numero di alunni e di altri fattori (come la dispersione scolastica e problematiche varie).

I tempi non saranno immediati: l’inserimento delle preferenze sarà disponibile sull’apposita piattaforma dal 10 al 15 ottobre (e non dal 23 settembre come avrebbe dovuto essere in origine). Entro il 22 ottobre sono attesi i decreti di ripartizioni dei posti per classi di concorso. Le nomine e le assegnazioni dei docenti, non arriveranno prima del 20 novembre. E solo a quel punto si capirà quanti saranno assunti, e dove. Anche la Fase C prevede infatti il meccanismo di mobilità che ha costretto 7mila insegnanti su 9mila della Fase B a spostarsi fuori dalla propria Regione. Stavolta l’esodo dovrebbe essere più contenuto, secondo i calcoli del Miur: le ultime stime parlavano di circa altri 7mila trasferimenti, su un totale più ampio di 55mila posti. Difficile, comunque, che vengano coperti tutti. Rispetto alla cifra delle 100mila assunzioni promesse dal governo potrebbero mancare diverse migliaia di docenti.

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