A luglio si è rotta la macchina per la radioterapia, vecchia di vent’anni, e duecento pazienti oncologici dell’ospedale di Pescara sono rimasti senza cure.

Solo una parte di loro potrà essere assorbita dalle Aziende sanitarie di Chieti e Teramo; agli altri non resterà che migrare fuori Abruzzo, rimettendosi in lista d’attesa. E nella lotta contro il cancro la tempestività terapeutica è tutto. “Dopo oltre un mese di indifferenza collettiva, e solo dopo ripetuti reclami, sono riuscita a ottenere lo spostamento e la prosecuzione della terapia radioterapica di mia mamma all’Ospedale di Chieti. Ma al tutt’oggi, e dopo aver seguito nuovamente tutta la prassi propedeutica, nessuna terapia ha avuto inizio” ci racconta Francesca, una ragazza di Pescara. Sua madre aveva effettuato l’ultimo ciclo chemioterapico il 21 luglio, e i protocolli nazionali prevedono l’avvio della radioterapia entro trenta giorni dall’ultima chemio. Sono passati più di sessanta giorni e sua mamma è ancora in attesa. “Non è accettabile tutto questo: è indecente. Continuo però ad auspicare che sia chiamata al più presto per iniziare le sei settimane di radioterapia. Mi auguro solo che questo ritardo non comprometta e vanifichi tutti i sacrifici e il dolore che ha già patito”.

“Il governatore abruzzese Luciano D’Alfonso aveva promesso, in campagna elettorale ‘coccole ai malati’ e che con la sua vittoria la Regione sarebbe stata ovunque. Può darsi, ma di sicuro non sta dove serve e dove ha il dovere di stare – protesta Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione comunista -. Questa vicenda è vergognosa: non si può far finta di nulla o attribuire la colpa solo a un guasto tecnico. L’acceleratore lineare si è rotto da tempo, cosa naturale visto che ha circa 20 anni. Emerge chiaramente un deficit di programmazione perché una cosa del genere non era certo imprevedibile, essendo la macchina obsoleta”.

Prende le distanze dall’accaduto la Fials (federazione italiana autonomie locali e sanità) di Pescara: “La sanità pescarese appare e traspare, ancora una volta, senza piani, alternative, prospettive di soluzioni, decisamente impreparata ad affrontare e risolvere anche il ‘fermo’ di un solo macchinario. Impreparata. Come altrimenti definire l’unica dichiarazione che questa Asl ha fatto, di un suo dirigente che preannuncia uno “spostamento ad altri ospedali” delle persone prenotate? Ma la rottura non è accaduta ventiquattro ore prima: è accaduta settimane prima. Possibile che la nostra Asl non abbia piani di previsione, piani che si attivano immediatamente, piani per non lasciare il cittadino da solo?”.

Il direttore della Asl di Pescara Claudio D’Amario ha replicato così ai microfoni di Metro News 24: “Il personale ha degli orari di servizio, non è che possiamo allungarli all’infinito. Ci sono dei riposi e le macchine più si usano, più si usurano. Da come mi dicono gli uffici tecnici, tra due settimane la situazione dovrebbe tornare alla normalità”. L’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci ha poi precisato: “Aspettiamo da qualche settimana un pezzo di ricambio dalla Germania, ed è già stato attivato presso le altre Asl il recupero delle sedute bloccate a Pescara. Il tutto è già in itinere da diversi giorni, credo da 48 ore dopo che è avvenuto il problema”.

“Il problema va avanti da mesi, non da 48 ore – ribatte ancora Acerbo -. Il dirottamento su Chieti e Teramo non è stato sufficiente a coprire tutti i malati, e ha lasciato senza terapie pazienti di tutte e tre le Asl. L’unica soluzione sarebbe quella di introdurre turni aggiuntivi, straordinari e retribuiti, a Chieti e Teramo”. Intanto a Teramo è stata aggiudicata la gara per sostituire il vecchio acceleratore lineare del 2001. Costo, tre milioni di euro. Il nuovo impianto per la radioterapia entrerà però in funzione non prima del marzo 2016. Fino ad allora sarà utilizzabile soltanto un macchinario, e quindi il numero di trattamenti scenderà, a discapito anche dei pazienti provenienti da Pescara. “Ci sarà da stringere i denti in questi mesi” ha confermato Carlo D’Ugo, primario di Radioterapia dell’ospedale Mazzini di Teramo.