Si detestano ma li accomuna il fatto che si vede che si annoiano profondamente e che entrambi non vedono l’ora di prendere il primo aereo per scappare, l’uno da Palazzo Chigi e l’altro dal Campidoglio. Difatti, domenica prossima Matteo Renzi rivola a New York per pranzare con Bill e Hillary Clinton (che figata!). Nelle stesse ore della fuga di Ignazio Marino a Philadelphia con la scusa di assistere alla messa di Papa Francesco.

E se Giorgia Meloni fa notare al sindaco che per onorare il Pontefice gli basta recarsi a San Pietro e non trasvolare l’Atlantico, è stato l’ex amico Diego Della Valle a segnalare puntualmente che piuttosto che lavorare il premier preferisce andarsene in giro “a dare una pacca sulla spalla a Obama, a fischiettare con la Merkel o a passeggiare sotto braccio con Hollande”.

Per carità, la politica è una barba con tutti quei dossier da leggere, discorsi da preparare, pallosissimi convegni a cui presenziare, senza contare le mille piccole grandi scocciature quotidiane a fare nomine o a produrre tweet. Stateci voi ore e ore nella direzione Pd a sorbirsi quelli che spaccano il capello (e non solo) sul comma cinque dell’articolo due, per non parlare delle sedute del Consiglio comunale trascorse a farsi insolentire da nullità patentate (quando non addirittura dagli amici di Carminati).

E tra scassarsi i marroni alla Fiera del Levante oppure pavoneggiarsi in tribuna d’onore a Flushing Meadows, onestamente cosa è preferibile? Si potrebbe banalmente osservare che a Renzi e a Marino il potere non gliel’ha mica ordinato il medico, ma si tratta appunto di demagogia. I premier sgobboni appartengono al passato e non è che abbiano prodotto cose molto diverse dai premier fancazzisti. Quanto al sindaco di Roma, con tutta la simpatia, si nota davvero la differenza tra quando c’è e quando non c’è?