Anno strano quello da poco vissuto da Nesli.
Ricomincio. 2015 strano quello di Nesli, e lo possiamo dire già adesso a settembre, perché in questi nove mesi l’artista senigalliese ne ha davvero fatte parecchie.

Ricorderete che a febbraio Francesco Tarducci, questo il nome anagrafico di Nesli, ha partecipato al Festival della Canzone Italiana targato Carlo Conti, lo ha fatto con un brano che lo vedeva nei panni del cantautore, lui che aveva alle spalle una originale e significativa carriera di rapper, col brano Buona fortuna amore. La scelta di andare a Sanremo stava proprio in quella svolta, il passaggio da rapper a cantautore e nella volontà di tirare una riga bella visibile per tutti, un confine tra due parti ben distinte della sua carriera e, si immagina, della sua vita.

Anche per questo chi scrive ha deciso di fare il tifo per lui, perché oltretutto l’idea di passare dall’essere un rapper anche piuttosto apprezzato all’essere un cantautore fatto nel 2015, con le classifiche piene di poprapper, suonava un gesto talmente dadaista da richiedere sostegno e solidarietà.
A nove mesi da quel Sanremo, nel quale Nesli si è mosso con solidità, non sfiorando la vittoria neanche da lontano, come prevedibile, ma dimostrando, se ce ne fosse bisogno, la sua caratura di autore e interprete fuori dai canoni, a nove mesi da Sanremo, si diceva, Nesli fa un altro punto della situazione, pubblicando un cd dal vivo, un Dvd, sempre dal vivo e un libro. Tutto con lo stesso titolo dell’album uscito a febbraio, Andrà tutto bene. Un modo, il suo, per cristallizzare un momento di passaggio, pare chiaro, ma anche per dar sfogo a una vena creativa decisamente viva, probabilmente unica.

Nesli ha cose da dire. Parecchie. Ha storie da raccontare, le sue, autobiografiche, finite dentro il libro e dentro molte delle sue canzoni, ma anche le storie di altri, come succede a chi si muove per il mondo con le antenne perennemente alzate. Questo suo avere urgenza di comunicare è senza ombra di dubbio la sua peculiarità più interessante, unita a una capacità rara di trovare linguaggi nuovi per farlo, credibili, coerenti, profondi e leggeri al tempo stesso. Basta ascoltare il live, dove in una ventina di canzoni, che ripropongono il nuovo repertorio e riadattano ai suoni cantautorali, abilmente costruiti da quella vecchia volpe di Brando, uno che di musica italiana ne capisce come pochi, sia messo agli atti, Nesli colora di rock le sue canzoni pop. Se La fine, la sua canzone più nota, anche in virtù dell’igresso nel repertorio di Tiziano Ferro, rimane praticamente uguale all’originale, spoglia e incisiva, il resto acquista una spigolosità e consistente molto solida, come in un concerto rock. La sua voce, calda e imperfetta, ben si adatta a questi colori, Nesli ha cose da dire, e anche tante lingue per farlo.

Il libro, edito da Mondadori, prova che sembra ormai essere immancabile nella carriera di un cantante, è una ennesima prova di questo. L’incedere della biografia è atemporale, Nesli, ben consigliato e seguito, decide di affidare il racconto alle storie, non alla cronologia, una scelta letteraria fatta con l’umiltà di chi sa di non essere uno scrittore, al punto che, nella chiacchierata che ha anticipato questo post ha tranquillamente ammesso che non è previsto un nuovo libro, prossimamente.

Non conosco personalmente Brando, se non per averlo incrociato qualche volta negli uffici della Universal, ma sapendo della sua passione per la musica, e del suo fiuto per gli artisti che funzionano, brutto giro di parole per definire in realtà un ruolo fondamentale della discografia, quello del talent scout, non ho dubbi sul fatto che a colpirlo di Nesli sia stata proprio l’urgenza comunicativa e la capacità di declinare questa urgenza in linguaggi musicali diversi, dal rap al pop al poprock, sempre ad alti livelli, sempre con un taglio originale e aderenza non eccessivamente ortodossa ai canoni scelti.

Nesli viene spesso definito dai comunicati stampa che accompagnano le sue uscite un poeta punk. Io non credo sia né l’uno né l’altro. Penso invece sia un grande artista, un comunicatore incredibile, un autore versatile. Uno che dopo aver ascoltato la sua ultima prova ti fa dire, chissà che strada intraprenderà la prossima volta, non col cipiglio critico di chi addita un artista per la sua eccessiva poliedricità ma con il plauso di chi riconosce a un artista un talento raro, quello di saper stupire.