Un altro golpe in atto. Da mercoledì pomeriggio presidente, primo ministro e due membri del governo del Burkina Faso sono ostaggio dei militari della Guardia Presidenziale all’interno del palazzo presidenziale. Le prime confuse notizie di ieri sera hanno avuto conferma questa mattina, quando alle 7,30 un militare è comparso alla tv nazionale annunciando le dimissioni del presidente di transizione, Michel Kafando. L’uomo, parlando a nome di un “Consiglio Nazionale della democrazia”, ha dichiarato il coprifuoco, la chiusura delle frontiere e la volontà di “mettere fine al regime deviante dalla transizione che si è progressivamente allontanato dagli obiettivi di una democrazia consensuale”.

Le cose non stanno proprio così: la guardia presidenziale è nota per i molti crimini imputatigli e per essere stata sempre schierata a fianco dell’ex dittatore Blaise Compaoré, al potere per 27 anni e cacciato lo scorso anno dopo giorni di sollevazioni popolari in seguito all’annuncio di una sua ennesima candidatura. Il governo di transizione che ne era seguito stava traghettando il paese ad elezioni democratiche, in calendario per il prossimo ottobre.

A capo dei putschisti c’è Gilbert Diendéré, ex capo di stato maggiore, che poco fa ha annunciato che presidente, primo ministro e ministri stanno bene e saranno presto rilasciati. Da questa mattina gli appelli della comunità internazionale (giunti da Unione Africana, Francia, Unione Europea e Nazioni Unite) chiedevano proprio questo, come primo passo per ritornare a un quadro di legalità.

Molto probabilmente, il golpe è in stretta correlazione con quanto accaduto mercoledì: la Commissione per la Riconciliazione e le Riforme aveva infatti appena presentato un rapporto nel quale – tra le varie raccomandazioni – si chiedeva al governo di transizione di sciogliere proprio il reggimento di sicurezza presidenziale, oltre che di istituire una corte speciale per indagare sui 27 anni di regime Compaoré, di indire un referendum sulla nuova costituzione e di annullare l’amnistia per gli ex capi di stato. Tutte ragioni che di certo hanno accelerato l’entrata in azione dei golpisti.

Una fonte raggiunta sul posto da IlFattoQuotidiano.it parla di colpi in aria nel centro città: “I golpisti girano per le strade sparando e hanno anche fatto irruzione in alcuni hotel, tra cui quello in cui mi trovo, per intimorire i burkinabè. La popolazione è in collera, prende quanto sta accadendo come un tradimento della loro rivoluzione. Nelle province, ci sono intense manifestazioni contro le sedi del CDP, il partito di Compaoré”.

Le Balai Citoyen, il gruppo di società civile che lo scorso anno ha guidato le manifestazioni, parla ora di almeno dodici morti tra le persone che si erano radunate stamattina per manifestare contro il golpe in atto, come gli attivisti avevano chiesto ieri. In mattinata, Le Balai Citoyen ha anche diffuso sui social un comunicato in cui invita tutta la popolazione alla resistenza, esortando i cittadini a organizzarsi in ogni strada, quartiere, settore della città.

Lo scorso anno, a ottobre, gli appelli avevano mobilitato una massa enorme di persone, tanto da mettere in fuga Compaoré. Il Burkina Faso, che significa “paese degli uomini integri”, la nazione di Thomas Sankara, si trova di nuovo davanti a una svolta. Le prossime ore saranno decisive.