Avevano votato la mozione di sfiducia contro il sindaco renziano di Sesto Fiorentino, Sara Biagiotti. Ora 8 consiglieri comunali sono stati espulsi dal Partito democratico. A decidere le espulsioni è stata la commissione di garanzia del Pd metropolitano di Firenze che comunque sulla vicenda si è spaccata (3 sì e 2 no). La decisione, spiega il partito, è dovuta alla “gravità del comportamento dei consiglieri” che hanno creato “un danno all’immagine del Pd”. Biagiotti, ex diessina e ora “renzianissima”, responsabile della campagna elettorale del sindaco di Firenze alle primarie del Pd del 2012, insieme a Maria Elena Boschi e Simona Bonafè. Nel maggio 2014 era stata eletta sindaco di Sesto Fiorentino, cittadina di 50mila abitanti alle porte del capoluogo, con il 56 per cento dei voti. Nonostante gli appelli all’unità di tutti i vertici del Pd toscano (compreso il sindaco di Firenze Dario Nardella) a luglio, dopo la presentazione della mozione di sfiducia, si era dovuta dimettere perché non aveva più una maggioranza in consiglio comunale.

Alla base della mozione di sfiducia tutte questioni locali come la costruzione di un inceneritore e l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola. Ma il riflesso è politico. A essere espulsi Diana Kapo, Antonio Sacconi, Giulio Mariani, Laura Busato, Gabriella Bruschi, Maurizio Ulivo Soldi, Aurelio Spera e Andrea Guarducci. “Quello svolto dalla commissione dei garanti del Pd è stato un lavoro nel pieno rispetto delle regole” ha commentato lo stesso ex sindaco Biagiotti. “Sono stati ascoltati tutti – ha detto – è stato un lavoro lungo due mesi e quindi i componenti sono arrivati a questa conclusione”. Era stata la stessa Biagiotti, nei mesi scorsi, a invocare l’espulsione dal partito dei consiglieri dissidenti. Lo stesso sindaco uscente si è dichiarato peraltro disponibile a ricandidarsi alle elezioni che seguiranno al commissariamento.

Per il segretario metropolitano del Pd Fabio Incatasciato “è una sconfitta per tutta la politica e un momento di grande amarezza. Ma la commissione ha giustamente valutato come un atto grave quale è una mozione di sfiducia ad un sindaco, in assenza di questioni amministrative di rilievo, non abbia avuto nessun passaggio negli organi di Partito e soprattutto nel gruppo consiliare. Si è trattata di un’operazione politica tutta costruita con Sel, a Sesto forza di opposizione sin dalle elezioni del 2014, che ha visto l’ostinato rifiuto a qualsiasi tentativo di mediazione”.