“Siamo alcuni architetti, … che qui scrivono in qualità di cittadini indignati per come nel nostro Paese continui a essere diffusa e anche sfacciatamente esibita una gestione clientelare della cosa pubblica”. E’ questo l’incipit della lettera che un gruppo di progettisti ha inviato alla stampa locale per denunciare quelle che, a loro dire, sono delle coincidenze inopportune nel concorso bandito dal Comune di Padova per la riqualificazione dell’area “ex Boschetti”.

L’area è una sorta di piazzale triangolare, oggi adibito a parcheggio, delimitato dal canale Piovego e da due vie di scorrimento. Sulla maggiore, via Trieste, sorgono due edifici liberty, vincolati dalla soprintendenza, ma in totale stato di abbandono. Oltre il canale, si ergono le mura cittadine e i giardini dell’Arena che ospitano la Cappella degli Scrovegni. Una collocazione che fa del piazzale un punto di transizione fra la vecchia e la nuova città. Per questo il concorso aveva suscitato l’interesse di molti professionisti. Da un punto di vista economico e professionale il concorso non appariva particolarmente allettante: ai primi tre classificati sarebbero andati premi rispettivamente di 5000, 2000 e 1000 euro, senza la possibilità per il vincitore di lavorare alla realizzazione del progetto.

Per scegliere i lavori migliori, presentati in forma rigorosamente anonima, l’associazione culturale “Di Architettura”, che ha curato tutto il coordinamento del concorso, ha chiamato nomi illustri del panorama accademico: Presidente della giuria è stato nominato Antonio Monestiroli, architetto di fama internazionale, che ha insegnato in diverse università italiane ed estere, fra le quali lo Iuav di Venezia e il Politecnico di Milano. A ricoprire il ruolo di vicepresidente è stato invitato il professor Carlo Magnani, ordinario di Composizione Architettonica e Presidente del Dipartimento di Culture del progetto allo Iuav. Accanto a loro, a completare la giuria, l’architetto Ildebrando Clemente, ricercatore a Bologna e gli architetti Luigino Gennaro e Luisa Dri del Comune di Padova.

Sui nomi dei vincitori sono scoppiate le polemiche, in quanto secondo la denuncia di alcuni professionisti, fra i quali Bepi Contin che ha raccontato tutto nel suo blog pubblicato sul Mattino di Padova, una semplice ricerca su internet mostrerebbe le frequentazioni professionali fra vincitori e giurati.

Anna Laura Polignano, che si è aggiudicata il primo posto, ha conseguito il dottorato con una tesi su Antonio Monestiroli, il presidente della giuria, e altri due architetti. Nel 2013 è stata l’assistente di Monestiroli al workshop W.A.Ve di Venezia, mentre nel 2004 ha vinto un premio per la riqualificazione dell’area dell’ex stazione di Pescara insieme con lo Studio dello stesso professore.

Antonella Gallo, la seconda classificata, è invece collega del professor Magnani, vicepresidente della giuria. Entrambi, infatti, insegnano Composizione Architettonica e Urbana allo Iuav. La prima da associato, il secondo da ordinario e direttore di dipartimento.

Infine, Francesco Menegatti, terzo vincitore, docente a contratto del Politecnico, ha collaborato al progetto di sistemazione del lungomare di Levante dell’Ortigia, a Siracusa, con Tomaso Monestiroli, il figlio di Antonio. Inoltre, nel 2012-13 ha curato la mostra itinerante sui progetti dello Studio Monestiroli insieme con lo stesso Tomaso.

Un’altra cosa denuncia Contin insieme ai suoi colleghi: secondo quanto riportato nel verbale della giuria, la prima selezione degli 89 progetti ammessi è iniziato alle 9.45 per terminare alle 13.30. Al netto dell’apertura delle buste e dell’assegnazione dei codici alfanumerici, significa circa 3 ore e mezza, 210 minuti. Neanche due minuti e mezzo per progetto.

Contattato da ilfattoquotidiano.it, il professor Monestiroli nega ogni addebito: “Ho insegnato per più di quarant’anni, nella mia vita ho incontrato centinaia di professionisti e, così come me, il professor Magnani. Figuriamoci se tutte le persone che hanno avuto rapporti con noi, dovessero astenersi dal partecipare a dei concorsi. Anche perché”, aggiunge, “quando uno si iscrive, non sa ancora chi sarà il giudice. Inoltre mi addebitano una collaborazione temporanea della durata di un mese con la vincitrice, ma i progetti finali sono stati votati all’unanimità. Abbiamo scelto in coscienza il lavoro che ritenevamo migliore, secondo la nostra idea di architettura”.