Novemila docenti assunti con esodo: da Napoli a Milano, da Lecce a Brescia, da Crotone a Padova. Perché il piano straordinario del governo prevede un meccanismo di mobilità forzata e chi vuole un posto fisso deve trasferirsi. In base a quali punteggi e graduatorie, però, non è dato sapere: l’algoritmo utilizzato e messo a punto dal Miur è un mezzo mistero, gli elenchi dei docenti destinatari di una nomina non sono ancora stati tutti pubblicati. Sull’argomento il Movimento 5 Stelle ha depositato un’interrogazione parlamentare che chiede più trasparenza nella procedura. “È la prima volta nella storia della Repubblica che avvengono delle assunzioni statali senza una graduatoria pubblica”, spiega il deputato Luigi Gallo, primo firmatario del testo. Ma le liste stanno uscendo solo in queste ore a singhiozzo.

La riforma della “Buona scuola” è arrivata al terzo step delle assunzioni: dopo la “Fase 0” e la “Fase A”, che hanno assegnato i posti da turnover e quelli vacanti e disponibili per un totale di 29mila immissioni in ruolo, a inizio settembre è scattata la “Fase B”, quella che mette in palio i posti residui delle prime tranche, prevedendo un sistema di mobilità su tutte le province italiane. Le nomine sono state inviate alle 00.01 del 2 settembre, adesso i precari hanno tempo fino all’11 settembre per decidere se accettare il posto fisso (ovunque esso sia) oppure rinunciare ed essere depennati in via definitiva dalle graduatorie. Tanti, però, si chiedono perché a loro toccherà trasferirsi, e ad altri avere la cattedra nella città desiderata. Spiegazioni precise non ne hanno avute.

Gli elenchi degli insegnanti destinatari di proposta sono in fase di elaborazione e verranno resi pubblici, ma ancora non sono tutti disponibili: per il momento soltanto gli uffici di Umbria e Abruzzo hanno diramato gli elenchi ufficiali. I dirigenti del Miur hanno fatto sapere che il famoso meccanismo di assegnazione ha tenuto conto dell’ordine di preferenza espresso dai docenti per il titolo di abilitazione (comune o sostegno) e la graduatoria di appartenenza (di merito o ad esaurimento), nonché delle province (tutti dovevano indicare tutti i 100 capoluoghi italiani). Ma l’esatta natura dell’algoritmo che ha smistato i novemila prof in giro per il Paese non è noto.

Per questo il Movimento 5 stelle ha presentato in Commissione Cultura alla Camera un’interrogazione parlamentare: poiché risulta “impossibile per gli aventi diritto confrontare gli elenchi e i punteggi e controllare la correttezza del procedimento”, è opportuno “richiedere agli Uffici Scolastici Regionali la pubblicazione di tutti gli elenchi provinciali relativi ai docenti convocati a seguito delle valutazioni espresse nella fase B”. Anche perché il problema potrebbe riproporsi a novembre con la Fase C, che assegnerà ben 55mila posti di potenziamento, più della metà di quelli creati dalla riforma. “È una questione di trasparenza”, aggiunge il deputato Gallo. “Forse il disegno della scuola avviato da Renzi è talmente privatistico che siamo arrivati alle chiamate senza criteri oggettivi o comunque chiari. Ma finché la scuola sarà pubblica non si può fare”. Non basta neanche l’assicurazione di rendere noti i nominativi degli assunti: “Si dovrebbe fare il contrario: prima le graduatorie, poi le assunzioni. Se ci sono stati degli errori, come potranno i docenti a fare ricorso?”. A queste domande il Miur dovrà dare conto in Parlamento. Ma l’interrogazione non è stata calendarizzata per questa settimana: la risposta arriverà probabilmente solo dopo l’11 settembre, le liste non si sa. Il rischio è che allora le assunzioni siano ormai cosa fatta.

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