Per la seconda volta la procura di Roma si oppone alla richiesta di patteggiamento avanzata da Salvatore Buzzi, uno dei principali protagonisti dell’inchiesta su Mafia capitale. Un’opposizione, quella della procura di Roma, ampiamente prevedibile, dato che gli inquirenti capitolini non hanno valutato come credibile il tentativo di collaborazione di Buzzi, che tra giugno e luglio ha accettato di sottoporsi a ben cinque interrogatori davanti ai pm Michele Prestipino e Paolo Ielo.

“C’è un evidente contrasto – scrivevano i pm– con alcune conversazioni intercettate nella ricostruzione dei suoi rapporti con Carminati”. Secondo gli inquirenti Buzzi non era credibile anche per le versioni “sui rapporti e gli interventi minacciosi nei confronti di Riccardo Mancini e per la scarsa plausibilità logica dei rapporti con la criminalità calabrese”.

Nonostante non avesse ottenuto il “bollo” di collaboratore attendibile, il ras delle cooperative romane aveva chiesto, il 3 settembre scorso, di patteggiare una pena a 3 anni e 9 mesi per associazione per delinquere semplice, corruzione, turbativa d’asta e intestazione fittizia di beni. I legali di Buzzi, quindi, avevano tenuto fuori dalla richiesta di patteggiamento l’aggravante del metodo mafioso, che però è stato riconosciuto dalla Cassazione dell’aprile scorso, chiedendo anche la revoca della custodia cautelare in carcere, dove l’uomo delle coop è rinchiuso da dicembre. Buzzi rimarrà dunque detenuto nel penetenziario sardo dove attenderà il 5 novembre prossimo, data di inizio del maxi processo ai 59 imputati di Mafia capitale. Già a giugno Buzzi voleva patteggiare una condanna a tre anni e sei mesi, ma anche in quel caso la procura aveva deciso di opporsi.