Salvatore Buzzi, protagonista dell’inchiesta Mafia capitale, chiede di uscire di scena patteggiando una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione e 900 euro di multa. Alla richiesta del ras delle cooperative di assistenza, secondo gli inquirenti al centro del sistema politico-criminale guidato da Massimo Carminati, la Procura di Roma è intenzionata però a dare parere negativo.

La richiesta di patteggiamento da parte di Buzzi, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione ed altro, è stata fatta con un’istanza depositata al gip Flavia Costantini a fronte della richiesta di giudizio immediato formulata recentemente dalla Procura per 34 indagati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in occasione della prima ‘retata’ dello scorso dicembre. Il processo è fissato per il prossimo novembre.

“La richiesta di patteggiamento non equivale ad una ammissione di responsabilità, ma ad una strategia processuale”, ha precisato l’avvocato Alessandro Diddi, difensore di Buzzi. “Partiamo dal presupposto che per noi come difesa non sussiste l’aggravante della matrice mafiosa – ha spiegato – il calcolo della pena è basato sulla riduzione di un terzo previsto dal patteggiamento”. I tre anni e sei mesi di reclusione sarebbero, quindi, la conseguenza per le imputazioni di associazione per delinquere semplice, corruzione (sette in continuazione), turbativa d’asta (sei in continuazione) e intestazione fittizia. “Il patteggiamento – ha concluso Diddi, che oggi ha discusso davanti al tribunale del riesame la posizione del suo assitito nel quadro della seconda tranche di arresti per Mafia Capitale – può essere chiesto solo in questa fase alla luce del giudizio immediato ottenuto dalla procura. A prescindere dall’accoglimento o meno dell’istanza, Buzzi non rinuncerà a difendersi”.

Intanto la procura ha chiesto la conferma delle misure restrittive notificate il 4 giugno scorso a una decina di indagati, tra i quali Buzzi e l’ex consigliere comunale Giordano Tredicine (Fi). Il collegio di giudici si è riservato la decisione sulle richieste di annullamento. Altre posizioni esaminate hanno riguardato il consigliere comunale Massimo Caprari, l’ex dirigente della Regione Lazio Guido Magrini e l’ex responsabile del dipartimento affari sociali del Comune Angelo Scozzafava.
Il 22 giugno altra udienza per l’esame dei ricorsi di altri indagati.