E’emergenza totale nell’isola greca di Lesbo, al confine orientale con la Turchia, dove gli arrivi di rifugiati siriani non cessano da due mesi, ma con l’aggravante di una situazione ormai al collasso: sia per carenza di personale e strutture, sia per episodi di violenza e intolleranza. Nello scorso fine settimana due giovani di 17 e 19 anni hanno lanciato bottiglie molotov contro un campo di immigrati, ferendone gravemente due.

I due ragazzi sono stati arrestati poche ore dopo: avevano voluto vendicarsi per via di un precedente accaduto il giorno prima nel campo: uno scenario da guerriglia urbana, dove si fronteggiano rifugiati di diverse etnie e religioni, e cittadini esasperati. La situazione sull’isoletta è esplosiva. Fino a ieri sera i rifugiati in attesa di identificazione erano 5000, mentre in tutto ammontano ad almeno 20mila quelli presenti sull’isola con soli 30 poliziotti e semplici amministrativi per le procedure di identificazione. Un panorama che la politica greca, in campagna elettorale, non riesce a governare. Lo dimostra la reazione del sindaco di Lesbo, Spiro Galeno, che ha minacciato di non poter assicurare lo svolgimento delle elezioni il prossimo 20 settembre: “L’isola è sotto occupazione. E’impossibile tenere le elezioni in queste circostanze“.

Ma il nervosismo contagia anche gli amministratori locali con un ping pong di responsabilità su chi dovrà garantire l’igiene e la pulizia nei siti dove sono ospitati i rifugiati. La polizia sabato sera ha anche arrestato un 19enne albanese che stava tentando di nascondere un gruppo di siriani su un camioncino, per portarli via in cambio di denaro, dopo quello sborsato dagli immigrati per attraversare quel fazzoletto di Egeo. Non solo l’allarme rosso dalle isole del nord Egeo ma anche dal porto ellenico del Pireo, dove dopo lo sbarco ormai quotidiano dei disperati faticano ad essere applicate le misure di identificazione e di logistica. Sabato notte è attraccata la nave “Eleftherios Venizelos” che ormai da settimane fa la spola con Kos e Mitylini, ma non è riuscita a ripartire in orario come previsto perché sulla banchina del Pireo nessuno è riuscito a completare le operazioni di identificazione dei 2500 siriani a bordo. Il risultato? I rifugiati dopo 15 ore di attesa sono arrivati allo scontro con le forze dell’ordine sul molo, mentre a poche centinaia di metri altri 5000 hanno tentato per disperazione di salire a bordo del traghetto senza riuscirvi.

Da tre settimane migliaia di migranti (80mila solo a luglio) arrivano tutti i giorni sulle isole greche di Kos, Mytilini, Simi contando sulla permeabilità delle frontiere turche, per questo l’Onu ha chiesto alla Grecia di nominare un coordinatore dell’accoglienza. E per tutta risposta il partito Alba dorata ha deciso di emulare le posizioni della Lega Nord sull’immigrazione non solo proponendo un potenziamento strutturale delle frontiere greche, ma soprattutto chiedendo l’utilizzo dei militari per impedire questo esodo biblico.

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