La rotta dei Balcani è diventata definitivamente “l’altro fronte” dell’immigrazione in Europa, con problemi di ordine pubblico e scontri politici. La stazione di Budapest è stata chiusa per un’ora e poi sgomberata anche con i lacrimogeni a causa dei tumulti provocati da migliaia di migranti che vogliono raggiungere Germania e Austria. Mentre migliaia di profughi che dall’Ungheria hanno raggiunto Monaco di Baviera e Vienna, il governo austriaco polemizza a distanza con la cancelliera Angela Merkel: “Gli accordi di Dublino non sono stati sospesi”, ricordando cioè che i migranti devono chiedere asilo al primo Paese europeo in cui arrivano. E il concetto è ripreso più esplicitamente dal capo di gabinetto del premier Viktor OrbànJanos Lazar, che è intervenuto in Parlamento, incolpando la cancelliera tedesca del caos e dei disordini avvenuti alla stazione Keleti. I profughi siriani chiedono infatti di partire per la Germania senza registrazione, facendo riferimento alle dichiarazioni della Merkel. Nel frattempo l’Ungheria invierà 3mila-3500 militari al confine sud, in sostegno alla polizia: “I militari – ha precisato il ministro della Difesa – non avranno però ordine di aprire il fuoco per mandare via la gente”. Tutto questo mentre la Commissione Europea ha inviato a molti Paesi membri lettere “amministrative” per il mancato rispetto delle regole sull’asilo. “E’ l’ultimo avvertimento prima dell’avvio della procedura di infrazione” ha detto Natasha Bertaud, portavoce della Commissione per gli Affari interni. Secondo il Sole 24 ore l’Italia è tra quei Paesi per mancanze nell’impegno per la raccolta delle impronte digitali. La Bertaud ha anche aggiunto che Budapest ha tutto il diritto di difendere i propri confini esterni a patto che rispetti le regole dell’Unione europea.

Budapest, tumulti dei migranti: stazione chiusa
La polizia ungherese è stata costretta a chiudere la stazione a est di Budapest per via dei disordini causati da migliaia di migranti arrivati nei giorni scorsi attraversando Grecia, Macedonia e Serbia. Dopo un’ora la stazione è stata riaperta, ma non vengono lasciati entrare. Nel frattempo, nella capitale ungherese, sono centinaia i profughi seduti ai margini della piazza Baross, in attesa di poter accedere di nuovo alla stazione Keleti, col sogno di poter raggiungere paesi dell’Ovest europeo. “Vogliamo partire!”, “Siamo siriani!” “Germany” si legge su cartelloni che hanno preparato in inglese, per manifestare le loro speranze. La polizia ha blindato con delle balaustre i tre ingressi dello scalo ferroviario da cui sono partiti migliaia di migranti verso Austria e Germania. Solo ieri, 31 agosto, 3.650 migranti e profughi sono giunti in treno a Vienna da Budapest. Le autorità magiare hanno autorizzato centinaia di migranti a salire sui treni per l’Austria, dove ora vengono esaminate le domande di chi intende chiedere asilo. Oltre 2mila persone, invece, sono arrivate a Monaco nella stessa giornata. 

Budapest: “Non abbiamo bisogno di immigrati dall’Africa”
Durante la sua audizione in Parlamento il capo di gabinetto di Orbàn, Lazar, ha chiarito – se ce ne fosse stato bisogno – la posizione del governo “Non penso che l’Ungheria abbia bisogno di un singolo immigrato proveniente dall’Africa o dal Medio Oriente, l’Europa deve usare le sue risorse umane e, se vuole una politica per l’immigrazione, questa deve essere regolata e controllata”. Così il capo dello staff del premier ungherese, Janos Lazar, in un’audizione davanti ad una commissione parlamentare, mentre a Budapest è caos per la decisione di chiudere la stazione ai migranti. “Nell’ultimo decennio – ha continuato – una visione di sinistra ha dominato il Parlamento e la Commissione europei, una visione per cui il modo per sviluppare l’Europea è quello di permettere a tutti di entrare e di accettare tutti senza controlli e regole”.

Ue: “Ungheria ha diritto di difendere frontiere, ma rispettando regole europee”
Per contro Natasha Bertaud, portavoce della commissione Ue, ha ribadito che “le barriere non inviano il giusto messaggio e che i muri non sono la risposta, ma l’Ungheria ha il diritto di difendere le proprie frontiere esterne come ritiene opportuno”. “Se da un lato occorre assicurare protezione a tutti quelli che legittimamente la cercano in Ue, anche le regole del Sistema d’asilo comune europeo e di Schengen devono essere rispettate”, aggiunge Bertaud. “Come qualsiasi altro Stato membro l’Ungheria deve applicare la legge Ue ed in particolare il Codice Schengen e le regole dell’asilo Ue. Se l’Ungheria incontra difficoltà nella gestione delle frontiere, possono chiedere assistenza e possiamo inviare esperti e mezzi di Frontex, o anche aprire” centri Hotspot.

Anche Vienna contro Berlino: “Accordi di Dublino non sospesi”
E poi ci sono gli effetti politici perché la questione è così delicata da mettere in dubbio addirittura l’amicizia secolare tra Berlino e Vienna. Il ministro dell’Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner ha infatti chiesto alla Germania di chiarire la sua posizione sulle regole europee relative all’asilo in modo che ai rifugiati in Ungheria non vengano date fase speranze. “Ci sono rumors – ha dichiarato il ministro – secondo i quali la Germania sta addirittura mandando treni a Budapest per prendere i rifugiati. La cosa più importante è che la Germania informi i rifugiati in Ungheria che gli accordi di Dublino non sono stati sospesi”. Ad agosto Berlino ha indicato che avrebbe dato uno status speciale ai rifugiati siriani, suscitando confusione sul se siano ancora in vigore i cosiddetti accordi di Dublino, in base ai quali i migranti devono chiedere asilo nel primo Paese Ue in cui arrivano.

Merkel: “Ungheria? Non vedo corresponsabilità”
La risposta della cancelliera Angela Merkel è arrivata durante una conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Mariano Rajoy: “Non vedo corresponsabilità” ha detto la Merkel, riferendosi al caos in Ungheria. La cancelliera ha sottolineato che le regole di Dublino in Europa valgono ancora, anche se la Germania ha annunciato che di fatto rinuncerà a mandare indietro i siriani in arrivo nel Paese. Intanto il ministro del Lavoro tedesco Andrea Nahles (Spd) ha spiegato come i costi per le spese sociali per i profughi e la loro integrazione in Germania renderanno necessario lo stanziamento di risorse da 1,8 a 3,3 miliardi di euro in più da parte del governo nel 2016. La cifra potrebbe salire a 7 milardi nel 2019.

Bulgaria, completata la costruzione del ‘muro’ con la Turchia
Per un muro in costruzione, ce n’è uno appena completato, in Bulgaria. “La maggior parte dei migranti che affluisce verso la Bulgaria – spiega il ministro dell’Interno Rumiana Bachvarova -arriva dalla Turchia e per questo stiamo completando la costruzione di una barriera di protezione al confine, come tra Ungheria e Serbia, per convogliare il flusso verso i punti di frontiera in modo da regstrare tutti i migranti”. La costruzione della barriera metallica e filo spinato al confine turco era cominciata alla fine del 2013. Bachvarova ha aggiunto che le autorità di Sofia stanno seguendo “molto attentamente la situazione migratoria anche ai confini bulgari con Macedonia, Serbia e Grecia”.

Macedonia, altri 1500 premono per entrare al confine greco
Intanto il flusso di migranti sul fronte orientale dell’Europa non si è ancora esaurito: circa 1.500 migranti e profughi attendono di entrare in Macedonia al confine con la Grecia. Le autorità di Skopje consentono l’ingresso nel Paese a piccoli gruppi, che raggiungono la stazione ferroviaria di Gevgelija. Da lì i migranti proseguono per la Serbia in autobus, treni, taxi, altri mezzi privati o anche a piedi, in larga parte lungo i binari della linea ferroviaria che porta a nord. Vicino a Idomeni sono scoppiati disordini quando alcune centinaia di migranti, hanno tentato di forzare i blocchi e oltrepassare la frontiera senza attendere il via libera della polizia macedone. Secondo l’Unicef negli ultimi tre mesi si è triplicato il numero delle donne e dei bambini fra i migranti e profughi che, in marcia lungo la “rotta balcanica”, attraversano quotidianamente Macedonia diretti in Serbia e Ungheria, e da lì in Germania e altri Paesi del nord Europa. Quattro su 5 profughi provengono dalla Siria. Secondo l’Unhcr, circa 3mila migranti e profughi arrivano quotidianamente in Macedonia dalla vicina Grecia, e una donna su otto è incinta.

L’isola di Lesbo al collasso, 15mila rifugiati
Più di 15mila rifugiati provenienti dal Medio Oriente sono bloccati sull’isola greca di Lesbo, con altre centinaia che arrivano ogni giorno. Lo ha riferito un ufficiale della guardia costiera all’agenzia di stampa tedesca Dpa, spiegando che due traghetti sono dovuti attraccare sull’isola nel Mar Egeo orientale per trasportare 4.200 persone al Pireo, vicino ad Atene. Lesbo, in particolare la sua area portuale e la capitale Mitilene con 30mila abitanti, è sopraffatta dal numero di rifugiati, la maggior parte siriani in fuga la loro guerra civile. I migranti arrivano a centinaia, addirittura a migliaia ogni giorno via mare dalla Turchia, la cui costa è a soli 15 chilometri di distanza. La maggior parte dei migranti dorme all’aperto, in porto e nelle strade. Dopo essere stati trasportati sulla terraferma, viaggiano a nord lungo la cosiddetta rotta dei Balcani.