Salvini e la Lega Nord, e vabbè. D’Alema, e ci sta. La minoranza Pd, ma è un classico. Un pizzicotto a Enrico Letta, vecchie storie. Ma poi anche il “padre nobile” Romano Prodi. E addirittura Silvio Berlusconi, l’alleato della “profonda sintonia” al Patto del Nazareno. Se da una parte l’intervista al Corriere della Sera spinge su nuove e vecchie parole d’ordine (come la storia del Paese che sta crescendo come Francia e Germania), per il presidente del Consiglio Matteo Renzi è diventata di certo un’occasione per liberarsi uno via l’altro un po’ di sassolini.

Il primo colpo è dedicato alla Lega Nord e parte dal ragionamento sulla crescita economica del Paese: “Non mi sembra fermo e al contrario vedo tanta energia – dice Renzi nell’intervista ad Aldo Cazzullo – Dopo anni di palude, il Parlamento approva le riforme. L’Expo è una scommessa vinta contro il parere di molti. Gli indici di fiducia e i consumi tornano a crescere. Il turismo tira, in particolare al Sud. Si respira un clima di ripartenza. Dopo anni di segno negativo torniamo a crescere”. Il capo del governo spiega di non accentarsi “dello zero virgola, ma vorrei ricordare che i precedenti governi avevano un netto segno ‘meno’. Adesso siamo al ‘più’. Cresciamo all’incirca come Francia e Germania: poco, ma finalmente come loro. Negli ultimi anni, invece, mentre loro crescevano noi perdevamo posizioni”. Renzi ribadisce che “L’Italia è in movimento, altro che ferma. Con buona pace di Salvini che organizza manifestazioni per ‘bloccare l’Italia‘: sono vent’anni che siamo bloccati, ora è il momento di correre. Voglio proprio vedere quanti imprenditori del Nord-Est fermeranno le aziende per la serrata della Lega”.

Poi tocca a Massimo D’Alema che nei giorni scorsi aveva rivendicato il lavoro del centrosinistra in questi vent’anni che, secondo lui, non è tutto da buttare. “Oggi – replica Renzi – siamo al paradosso che chi a sinistra ha ucciso l’Ulivo, segandone i rami e promuovendo convegni come Gargonza (da dove D’Alema nel 1997 attaccò l’esperienza dell’Ulivo, ndr) per rilevarne l’insufficienza, si erga a paladino dell’ulivismo”. Il segretario mette nel mirino un bersaglio che più volte aveva avuto davanti ai tempi del furore della rottamazione. “Comunque non è un caso – continua il capo del governo – se nessun governo del centrosinistra in quegli anni abbia avuto la forza di durare una legislatura. Perché? Perché stavano insieme contro qualcuno, non per qualcosa. Alla prova del governo la sinistra ha fatto nettamente meglio della destra, per me. Ma se il governo D’Alema avesse avuto la forza di fare quello che hanno fatto Blair e Schröder sul mondo del lavoro avremmo avuto il Jobs act vent’anni prima”.

“Letta candidato al congresso 2017 contro di me? Per me sarebbe molto divertente”

Sul suo predecessore Enrico Letta è proprio un passaggio a pelo d’acqua. La domanda è sulla possibilità che Bersani e D’Alema lancino la candidatura a segretario di Enrico Letta al congresso del Pd del 2017. “Per me sarebbe molto divertente – risponde Renzi – Potremmo confrontare i risultati dei rispettivi governi, discutere del modello di Europa per il quale ci siamo battuti, riflettere sui risultati ottenuti quando abbiamo avuto responsabilità nel partito. Del resto sia Enrico che io abbiamo già avuto esperienze di primarie. Mi piacerebbe ma è prematuro. Il congresso sarà nel 2017”. E in riferimento a “sue intercettazioni che mostravano uno stile di una certa spavalderia, ai limiti della ribalderia” (il riferimento sembra alle conversazioni con il generale della Guardia di finanza Adinolfi proprio a riguardo di Letta) la risposta è una citazione di Mao: “La rivoluzione non è un pranzo di gala, no?”.

Lo scontro a distanza con il padre nobile – quello che nel Pd tutti fanno a gara di stima e affetto, ma alla fine viene sempre abbattuto e emarginato – avviene invece sulle tasse. Renzi ribadisce la volontà del governo di una riduzione: “Dove troveremo i soldi? In Europa. Abbiamo ottenuto la possibilità di uno spazio di patto di circa l’1%, 17 miliardi di euro. Cercheremo di usare parte di quello. Quanto al deficit: siamo tra i pochi Paesi europei che rispettano la soglia del 3%, continueremo a farlo”. E a Prodi che aveva detto che le tasse non si abbassano su Twitter replica: “Io le tasse le ho abbassate sul serio. Mi riferisco innanzitutto agli 80 euro. Prodi forse non lo ricorda perché non rientra nella categoria, ma chi guadagna meno di 1500 euro al mese se n’è accordo eccome”. Poi prosegue l’elenco con l’Irap, gli sgravi per i neoassunti e le promesse sull’azzeramento di Tasi e Imu, l’Ires nel 2017, l’Irpef nel 2018. Quanto all’Imu, “abolire la tassa sulla prima casa significa mettere fine a un tormentone decennale. E in un Paese che ha l’81% di proprietari di prima casa è anche un fatto di equità, non è certo un favore ai super ricchi. Lo aveva proposto Berlusconi? Certo. Che male c’è? Questo approccio per cui se una cosa l’ha proposta Berlusconi allora è sbagliata è figlio di una visione ideologica”.

Certo, a Berlusconi è riservata pure una letterina di richiamo. Trattare con Forza Italia sul Senato? “Non credo, a meno che non si chiariscano le idee tra di loro”. “Brunetta – continua Renzi – ci ha dato dei fascisti perché abbiamo votato la stessa legge che hanno votato anche i senatori di Forza Italia: fermo restando che sentirsi dare del fascista per me è infamante, come la mettiamo? Sono fascisti anche loro? Berlusconi è altalenante: un giorno segue Salvini, il giorno dopo cura i rientri a casa, da Balotelli alla De Girolamo. Un giorno vuole il Nazareno Bis, un giorno le elezioni anticipate“. “Da quelle parti hanno poche idee, ma confuse – incalza Renzi – Se le chiariscono e vogliono confrontarsi siamo qui. Altrimenti bye bye”.

E le riforme sono il campo da gioco nel quale Renzi trova come avversari anche i democratici della minoranza interna. Nessun rischio di voto anticipato, dice, ma “se vogliamo fare una forzatura sul testo uscito dalla Camera, i numeri ci sono, come sempre ci sono stati”. E avverte la minoranza dem: “Se vogliamo forzare possiamo farlo. Ma noi fino alla fine cerchiamo, come sempre, un punto d’incontro”. Per esempio sulla questione dell’elettività al Senato chiesta dalla sinistra Pd, Renzi delinea come un errore la possibilità di “rivotare una cosa già votata due volte” che “sarebbe un colpo incredibile a un principio che vige da decenni”. E aggiunge: “Non abbiamo mai fatto le barricate su nulla, se non sul principio di superare il bicameralismo paritario: vedremo. Basta che non sia la scusa per ricominciare sempre da capo”. Di certo, sui voti in arrivo (sulle riforme) dal nuovo gruppo parlamentare che fa capo a Denis Verdini, per il leader Pd non c’è scandalo: “Il gruppo di Verdini – ha sottolineato il presidente del Consiglio – ha già votato le riforme al primo giro. Mi stupirei del contrario. La mia minoranza firma gli emendamenti con Calderoli e Salvini, Grillo e Brunetta; e dovrei imbarazzarmi per il voto di chi già ha sostenuto questa riforma?”.

Restano due temi delicati per il Pd. Il primo è l’immigrazione. “Questo è il momento giusto per lanciare un’offensiva politica e diplomatica. L’Europa deve smettere di commuoversi e iniziare a muoversi. È finito il tempo dei minuti di silenzio: si scelga finalmente di superare Dublino e di avere una politica di immigrazione europea, con un diritto d’asilo europeo“, dichiara il segretario Pd. “Credo stia emergendo la verità sui migranti: non è un problema italiano su cui speculare per mezzo punto di sondaggio ma – spiega il presidente del Consiglio -, una grande crisi mondiale e europea da affrontare a Bruxelles, non a Lampedusa. Questa è stata la prima battaglia del mio governo: chiedere l’internazionalizzazione di questa crisi”.

L’altro sono le unioni civili su cui c’è stata una marcia indietro da parte del Partito democratico. Dopo vari annunci e pochi giorni dopo la sua partecipazione, per la prima volta, al Meeting di ClRimini, è stato confermato che il ddl  sulle unioni civili sarà modificato. A ufficializzare il cambio di rotta è stata la stessa relatrice del testo, la senatrice del Pd Monica Cirinnà. E ieri il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha espresso nuovamente la posizione contraria della Chiesa. Ma Renzi sul tema taglia corto e si dichiara sicuro sulla realizzazione della norma: “Si faranno. Punto. Anche qui: ci sono i numeri per una forzatura, ma spero di trovare un punto di intesa ampio”.