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La recente pubblicazione dell’intervista al Professor Michal Balcerzak (membro del Gruppo di Lavoro ONU sulle persone di origine africana), intitolata “ONU: l’ignoranza del passato coloniale tra le cause del razzismo in Italia”, ha provocato vive reazioni tra i lettori, molti dei quali hanno espresso dubbi quanto alla reale entità delle responsabilità coloniali italiane (soprattutto quando paragonate a quelle di altri paesi europei come la Francia o l’Inghilterra) come a riguardo dell’esistenza di un legame di causalità tra l’ignoranza della nostra storia coloniale e l’attuale diffusione del razzismo in Italia. Ho dunque contattato lo scrittore, giornalista e storico Angelo Del Boca, che ha dedicato la sua vita allo studio ed alla divulgazione della storia coloniale italiana, per avere la sua opinione su questi argomenti.

Dottor Del Boca, il Professor Balcerzak ha dichiarato che l’ignoranza del passato coloniale è una delle cause del razzismo in Italia. Cosa pensa di quest’affermazione?
Il giudizio del prof. Balcerzak è in gran parte corretto. Sino al 1970 gli italiani ignoravano completamente il passato coloniale dell’Italia o, peggio ancora, pensavano fosse stato un modello di virtù, ben diverso da quello di altri paesi dal passato coloniale.

Lei non pensa, come alcuni lettori, che il colonialismo italiano sia stato, nel suo insieme, migliore e più umano di quello di altri paesi europei?
Per alcuni aspetti il colonialismo italiano è stato più severo, più ingiusto di quello di paesi come la Francia, la Gran Bretagna e il Portogallo. In Libia, ad esempio, per contrastare l’opposizione di Omar el Mukhtar sono stati creati dei campi di concentramento nella zona più arida del paese, dove sono state raccolte intere popolazioni della Cirenaica, con un bilancio finale di 40 mila morti, a causa delle malattie, il cattivo nutrimento e le continue percosse o fucilazioni.

Tuttavia alcuni sostengono che i colonizzatori non abbiano compiuto solo crimini, ma anche lasciato dietro di sé importanti infrastrutture e promosso l’educazione.
Uno dei peggiori crimini del colonialismo italiano è stato quello di proibire ogni forma di istruzione. Il limite massimo era la quinta elementare, sufficiente per ricevere ordini ed eseguirli.  A differenza di ciò che accadeva nelle colonie inglesi e francesi, dove si garantiva la formazione di una classe dirigente, a volte di alto livello.

Cosa ne è stato del trattato di Bengasi che prevedeva che l’Italia pagasse 5 miliardi di dollari alla Libia come compensazione per l’occupazione militare, in seguito alle guerre civili in Libia e alla morte di Gheddafi?
Dopo la morte atroce di Gheddafi non si è più parlato in Italia del trattato di Bengasi, che forniva una giusta riparazione ai danni economici e morali provocati dalla spietata occupazione italiana della Libia fra il 1911 e il 1945.

A suo avviso, hanno ragione i lettori che sostengono che sia in corso una vera e propria “invasione” da parte dei rifugiati e migranti, soprattutto in provenienza dall’Africa?
Si tratta, in realtà, di una vera e massiccia invasione, la quale, però, a nostro avviso, non ha l’aspetto di una tardiva punizione per i crimini del nostro passato coloniale. Si tratta di un esodo epocale da un continente, come l’Africa, che si sta ripopolando troppo rapidamente.

Per concludere, quali raccomandazioni si sente di fare al governo italiano e all’Unione Europea per gestire l’emergenza dei profughi e migranti sul suolo Europeo?
Quello che stiamo facendo, nel Mediterraneo, da alcuni anni, è già un buon esempio di soccorso umanitario. Vanno migliorate le condizioni di accettazione dei profughi, che non sempre sono state perfette. E’ da scartare, in ogni modo, ogni forma di intervento in Libia, pur con la tutela delle Nazioni Unite. Ciò che è accaduto nel recente passato dovrebbe scongiurare ogni intervento, capace soltanto di rendere più caotica la situazione.