Trema e spreca, non affonda e alla fine fa quello che la partita aveva chiaramente lasciato intendere fosse possibile realizzare. Segna e mette il Bayer Leverkusen all’angolo. Mercoledì prossimo, in Germania, la Lazio entra per prima sul rettilineo che porta ai gironi di Champions League. Deve ringraziare l’uomo che non ti aspetti, Keita Balde. La grande promessa finita un po’ nell’angolo, tentata dal mercato e chiusa da Klose e Djordjevic. Anche l’uomo dei grandi regali ai tedeschi, con due errori clamorosi prima di freddare i macchinosi difensori del Bayer con un mix di velocità, forza fisica e precisione. Un cocktail ben shakerato che basta a ubriacare una squadra, quella di Roger Schmidt, pericolosa sì ma imbarazzante se presa in controtempo in fase difensiva. Proprio ciò che piace fare alla Lazio, rapida nelle ripartenze e abile nel creare superiorità numerica. Una chiave che si riproporrà anche al ritorno, quando i tedeschi saranno costretti a sbilanciarsi per rimettere in sesto la situazione.

Tutto il contrario di quanto avvenuto per lunghi tratti all’Olimpico. L’avvio è agostano. Squadre lente e incerte sul da farsi. In teoria dovrebbe avere maggiore benzina il Bayer, già nel pieno della Bundesliga, ma la prima accelerazione porta la firma della Lazio. I biancocelesti provano a prendere il pallino del gioco in mano, spinti da Lulic e dal funambolico Felipe Anderson, pronto a mettere in difficoltà i difensori tedeschi con le sue accelerazioni. Le occasioni, tuttavia, latitano. Del resto la qualificazione si gioca sui 180 minuti, quindi nessuno ha fretta. A parte una conclusione sul legno di Bender e le accelerazioni di Bellarabi, altro passo rispetto a Basta, nel primo quarto di partita non c’è più nulla. Fino al colpo di genio di Anderson, bravo a liberarsi con puntualità e nel trovare il taglio di Klose piazzandolo da solo davanti a Leno. Il tedesco salta il portiere ma si allunga il pallone riuscendo a colpire solo il palo da posizione defilata. Un’occasione nitida e chiara per parte. La partita potrebbe svoltare su un episodio dubbio che coinvolge ancora Anderson e Wendell. Il brasiliano è una scheggia, il difensore – già ammonito – lo ferma con il corpo ma secondo Eriksson non c’è bisogno del secondo giallo. Assieme alla speranza di giocare in superiorità numerica, svanisce anche l’effervescenza improvvisa della partita che prima dell’intervallo si rianima solo per uno splendido gesto balistico di Calhanoglu, che sorprende Berisha con un tiro da metà campo. Gesto notevole, ma palla fuori non di molto.

Di occasioni gettate al vento ne arrivano anche nel secondo tempo. Per mano di Keita, entrato al posto di Klose, infortunato (si sospetta uno stiramento), mentre il Bayer tenta due volte su calcio piazzato ancora con Calhanoglu e su azione con Mehmedi, abile nel liberarsi di Basta e Milinkovic-Savic e colpire a giro. I tedeschi sono più presenti fisicamente, l’assenza di Klose disorienta tatticamente i biancocelesti. Il gol arriva, infatti, ma in fuorigioco per un tocco di Kissling a Berisha già battuto. Mentre Keita si fa ipnotizzare da Leno dopo un grave errore di Wendell sul quale si era avventato Anderson, pronto a servire lo spagnolo. Squadre stanche, tanti spazi e altrettanti errori non favoriscono lo spettacolo ma fanno aumentare le emozioni. E alla terza occasione, nel momento più difficile, Keita diventa di ghiaccio. Parte dalla trequarti, resiste di forza al ritorno di Tah e gela Leno con un diagonale preciso. La difesa ballerina del Bayer va finalmente al tappeto, schiantata da quell’attaccante che senza l’infortunio di Djordjevic e quello di Klose a partita in corso non avrebbe probabilmente mai visto il campo. E invece squarcia il pareggio e mette la Lazio nelle condizioni migliori per acciuffare il bottino da 40 milioni di premi garantiti dall’accesso ai gironi.

I RISULTATI DELLE ALTRE PARTITE

Bate-Partizan 1-0; Manchester United-Bruges 3-1; Sporting Lisbona-Cska Mosca 2-1; Astana-Apoel 1-0