Sembra tutto da buttare quando Valentino Rossi definisce la gara che ha appena finito di correre “una delle peggiori della stagione”. Dice di essere stato “più lento che nelle prove”, proprio lui che ha nelle prove libere (e nelle qualifiche) il suo tallone d’Achille. Eppure tutto da buttare non è. A partire da quegli stessi turni di prova del venerdì e del sabato, che finalmente hanno avuto un senso anche per il Dottore e lo hanno visto sempre in crescita nell’avvicinamento alla gara.

La nota più positiva sono le qualifiche. Rossi sa che per stare con Marc Marquez e Jorge Lorenzo può accontentarsi al massimo della quinta casella in griglia. Partire più indietro vuol dire arrivare a ridosso della terza posizione quando i primi due hanno ormai un gap incolmabile. Proprio come è successo ad Indianapolis. E allora Valentino dà tutto ciò che ha nell’ultimo minuto delle Q2, centrando un 1’55”353 che lo porta alle spalle dei due marziani: perché intanto Jorge aveva letteralmente disintegrato il record della pista scendendo sotto il muro del minuto e 55 secondi (1’54”989) e Marc gli stava dietro di soli 74 millesimi.

Tutto bene, sin qui. Se non fosse che la partenza di Valentino vanifica tutti i suoi sforzi, e quando alza il casco per vedere dove sono finiti i due indiavolati ritrova davanti a sé sia la Yamaha di Bradley Smith che la Ducati di Andrea Dovizioso. Mentre Lorenzo e Marquez hanno già fatto il vuoto dietro di sé. La distanza dai primi due della classe è il vero cruccio di Valentino. In primo luogo, quella da Lorenzo. Perché con i 25 punti ottenuti a Brno il maiorchino ha colmato il divario che lo separava da Rossi, e adesso condivide con lui il comando della classifica a 211 punti. Anzi, se il Mondiale finisse oggi lo vincerebbe Jorge, in virtù delle cinque vittorie di stagione contro le tre dell’italiano. Ma ciò che spaventa il nove volte campione del mondo non è certo non leggere più il suo nome davanti a tutti gli altri, quando siamo appena oltre metà campionato. Piuttosto, a preoccupare Rossi è il passo che il compagno di box tiene in gara. Un ritmo che riesce a mantenere solo Marquez. Fino ad ora, Valentino ha pensato solo a difendersi, forte di un primato frutto dei suoi 11 podi consecutivi di stagione. Che diventano 15 se sommati alle ultime quattro gare del 2014. Ma intanto Lorenzo fa il martillo e colpo su colpo picchia fino a raggiungere la vittoria numero 38 nella top class. Quella con la quale eguaglia Casey Stoner e davanti a sé lascia solo Rossi, Agostini e Doohah. A Brno è il secondo pilota più vincente tra quelli in attività (dopo Valentino). E a Silverstone partirà sicuramente da favorito. Ma mentre Jorge si gode “la Yamaha più forte degli ultimi anni”, Valentino ripensa alla sua gara “un po’ deludente”.

“Sapevo che con Jorge sarebbe stato difficile ma mi aspettavo di poter combattere con Marc”, ha detto Rossi. Sintomo del fatto che sarà Marquez l’ago della bilancia, a 55 punti dalla coppia della Yamaha e senza più niente da perdere. Non basta pensare che Valentino non potrà permettersi di sbagliare dove è favorito, come a Misano, a Phillip Island e forse anche a Sepang. La realtà è che Rossi dovrà rispondere sempre presente alla chiamata del podio. E soprattutto sperare che anche un Lorenzo così magnifico da infastidire, talmente perfetto da ammazzare lo spettacolo, prima o poi, commetta qualche errore.

Twitter: @fraberlu

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