Centinaia di mezzi sparsi in tutta Roma, si moltiplicano come i funghi, dal lungomare di Ostia al quartiere San Lorenzo, dalla Tiburtina al Villaggio Olimpico. Sono i camper e le roulotte dei nuovi poveri. Una fotografia impietosa. Sono uomini soli, divorziati, ma anche famiglie, giovani coppie e pensionati. Persone piombate nel disagio di una povertà inaspettata: “Non mi preoccupo di somigliare a un rom, tanto in realtà i veri stranieri in Italia siamo noi – racconta Carlo -. Io ho un partita Iva, faccio l’elettricista, pago le tasse e mi rimane ben poco, la mia compagna lavora in un’erboristeria, ho una famiglia da campare, non ci possiamo permettere mille euro al mese d’affitto”. Un divorzio doloroso alle spalle, una malattia imprevista, un guadagno così misero da non poter garantire un tetto sulla testa nemmeno in periferia.

E’ bastato davvero poco per farli finire sul lastrico. “Agli stranieri, agli zingari, l’Europa dà i soldi, per noi invece non c’è niente, c’è povertà di serie A e di serie B, siamo trattati come immondizia” è invece il racconto di Michele, che vive da cinque anni in una roulotte vicino al cimitero del Verano. Per l’Istat in Italia i poveri sono 4 milioni. Per Alberto Farneti della Caritas di Roma è l’aspetto qualitativo del dato che andrebbe analizzato. “Su 11 mila persone che usufruiscono dei nostri servizi il 50% sono nostri connazionali, non era così qualche anno fa, un dato in crescita, la povertà ha colpito il ceto medio-basso, ci sono anche insegnanti e impiegati che se non si recano alle mense si rivolgono agli empori della Caritas, poi il dato di chi vive in roulotte, tutto questo ci mostra la drammaticità di un fenomeno molto preoccupante”