Dopo l’hockey e il basket in carrozzina, un altro sport in Italia si è avvicinato al mondo della disabilità: il rugby. Una disciplina con mira olimpiche riservata a giocatori tetraplegici. Una impresa all’apparenza impossibile che prende il nome di Wheelchair Rugby e che dopo gli esordi in Canada negli anni ’70 recentemente si è sviluppata anche in Europa, Italia compresa dove approda nel 2011, grazie alla collaborazione della Fispes (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Speciali), del Cip (Veneto e Friuli Venezia Giulia) e dell’Inail Veneto. L’obiettivo è portare la squadra azzurra alle prossime Paralimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro. Le squadre che scendono in campo sono composte da dodici giocatori (solo quattro giocatori si devono trovare sul terreno di gioco). Si gioca per quattro tempi da otto minuti ciascuno e in caso di parità si opta per i supplementari. Ogni giocatore deve presentare disabilità ad almeno tre dei quattro arti con punteggi che vanno dallo 0,5 al 4,5. E’ uno sport molto duro dove sono permessi colpi al limite ma dove tutti nelle differenze sono uguali. “E’ una sensazione bellissima – ci spiega Antonio Cozzolino, napoletano che ha rappresentato la nazionale in Irlanda agli ultimi europei – quando sei in campo ti senti uguale agli altri, tutti impegnati a superare le proprie difficoltà. Ho conosciuto questo sport durante le Olimpiadi di Atene dove ero andato per turista. Ho cominciato a praticarlo e ho coronato il sogno di arrivare in nazionale”.  Un sogno che per Rufo Jannelli, trentotto anni, gli ultimi quattro dei quali passati sulla carrozzina, è ancora al di là da venire ma su cui sta costruendo la sua nuova vita. Due anni fa ha fondato una squadra (i Romanes), si è legato ad una associazione (Ares) e ora vuole partecipare al campionato. “Impegnarmi in questa cosa – ci ha spiegato – ha ridato un senso alla mia vita. Non voglio rappresentare nessuno, ma voglio solo ricostruire la mia vita su nuovi presupposti. Devo farci i conti. Per forza”. Essere disabili in Italia non è cosa facile. Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali: è praticamente esanime, secondo l’Istat  la spesa sociale per la disabilità è inferiore di mezzo punto di Pil rispetto alla media Ue di 2,1%  per una spesa pro capite di 423 euro l’anno: la media Ue è di 536. In Germania se ne spendono 277 in più, in Croazia 100. Il divario rispetto alla Ue è di circa 8 miliardi di euro (Giuliano Rosciarelli/alaNEWS)