Classe 1956, veterano di Forza Italia, inconfondibilmente barese e iper-presenzialista nelle stanze del palazzo comunale di Bari. Si tratta di Pasquale Finocchio, vicepresidente del consiglio comunale, reso celebre lo scorso anno da Striscia La Notizia (Canale5) per aver evitato ripetutamente il pagamento del parcheggio nei pressi del Municipio, esponendo sul parabrezza della sua automobile un dischetto metallico con la dicitura “consigliere comunale“. Ma quel che contraddistingue indubbiamente il politico è il suo eloquio bislacco e non eccessivamente forbito, che ha già scatenato ironia e sarcasmo da parte degli internauti. Qualcuno lo ha appellato “l’Antonio Razzi barese”, qualcun’altro lo ha definito “il Cetto La Qualunque di Bari”. Quel che è certa è la potenza balistica delle perle scalcinate del politico barese. Un esempio fulgido dell’ars oratoria di Finocchio è dato dai suoi interventi nel consiglio comunale del 28 luglio: il consigliere, tra perifrasi arzigogolate di memoria monicelliana e strafalcioni assortiti, rivolge una dura invettiva al sindaco di Bari, Antonio Decaro, e alla sua maggioranza. E comincia con la questione del bilancio della città, ma puntualizza: “Non mi voglio divulgare più di quello che sia di mia competenza, caro sindaco. Faccio il ripetitivo a quello che sto dicendo: che lei in 5 anni di quell’amministrazione ha trovato ben altro di spolverare”. Il vero cruccio che scuote la preoccupazione del capogruppo di FI è la condizione precaria della polizia urbana: “Sindaco, tendiamo di organizzarli. Stanno in condizioni pessimo! Mai visto un corpo di quel genere. Mai! Avevamo un corpo ad alto livello, a un livello superiore! Sia sull’attività economica e sì sulla viabilità. La viabilità prima viaggiava a 160 gradi!“. Fremente e sentita è la raccomandazione al primo cittadino, soprattutto per l’invasione degli onnipresenti rom: “Sindaco, non faccia quello che hanno fatto i nostri processori. Non si può vivere più! Non si può vivere più su questo contenimento. Allacciamento di lùcia… allacciamento di acqua… noi abbiamo costruito un parco dei rom! Questa è la vere realtà“. Poi l’esortazione gandhiana all’Aula: “Le problematico sono i nostri, cari colleghi. I mugugno possono venire nei corridoi“. Finocchio prosegue la sua fervida filippica, rammentando a Decaro la questione dei contratti di locazione: “Bisogna revocarli, a noi non interessa a chi. Può essere qualsiasi proprietario, ipslon o ipsl“. Ma il duro e staffilante monito non può essere eluso: “Sindaco, lo ripeterò sempre: nomini gli amministratori unichi in questa aziènd! E vediamo se sono produttivi!”. Infine, l’epilogo conciliante del consigliere Finocchio, che enuncia brevemente la filosofia del suo gruppo politico: “Noi facciamo le proposte e quando facciamo le proposte, sono proposte in cui fa bene sia all’amministrazione e sia alla maggioranza e all’opposizione”