L’Aula del Senato ha approvato il ddl sulla riforma Rai con 142 voti favorevoli, 92 contrari e nessun astenuto, rispettando così la scadenza del 31 luglio. Il testo passa ora alla Camera. “Sono soddisfatta, è un primo passo importante. Il lavoro non finisce qui e probabilmente ci saranno altre modifiche alla Camera. Ma è un primo passo e sono soddisfatta”. Ha commentato così il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, lasciando Palazzo Madama. “La legge di riforma della Rai è stata approvata in prima lettura, con qualche incidente ieri e il voto negativo su un emendamento che però non ha pregiudicato la conclusione del Senato” ha commentato il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi: “Vedremo se e come correggere alla Camera il testo”. mentre al termine del consiglio dei ministri Renzi ha annunciato che “il 5 agosto il governo presenterà la sua proposta per presidente e direttore generale” della Rai, con i criteri “dell’autorevolezza e della competenza, perché il rapporto tra politica e Rai deve essere ‘alla Bbc’, di assoluta indipendenza” spiegando che non sarà “un consiglio a termine” ma fino al 2018.

Critiche le opposizioni. “Non si riuscirà mai a uscire dall’incubo di un mercato dell’informazione totalmente asservito, perché si deve confrontare con la politica che ha invaso sia il servizio pubblico che il mercato. Per intervenire in questo sistema occorreva una decisione secca, occorreva recidere questo legame. Abbiamo veramente cercato di incidere, ma non ci siamo riusciti” ha commentato il senatore del Movimento 5 Stelle, Alberto Airola.

Il testo emerso dopo l’esame dei singoli articoli vede il via libera all’emendamento del governo che conferisce al prossimo direttore generale, nominato con la legge Gasparri, i poteri previsti per l’amministratore delegato nella riforma, a partire dalla sua entrata in vigore. Passato, con alcune modifiche, anche l’articolo 2 con le nuove regole per la governance.

La vittoria di oggi arriva dopo la battuta d’arresto di ieri. Il governo, infatti, è stato battuto a Palazzo Madama dove è stato approvato un emendamento all’articolo 4 della riforma: cancellata la delega all’esecutivo per la revisione del canone (che riguardava anche la disciplina del finanziamento dell’emittenza locale). La soppressione dell’articolo era stata proposta dalle opposizioni (Fi, M5s, Lega e Sel, ma anche dalla minoranza Pd) con vari emendamenti identici. Governo e relatori avevano posto parere contrario, ma l’aula si è espressa in senso diverso con 121 sì e 118 no.

Una sconfitta che è stata determinata soprattutto dai fuoriusciti di Forza Italia che fanno capo all’ex braccio destro di Berlusconi, Denis Verdini, che si propone come nuova stampella del governo. Dei dieci componenti di Ala, due hanno votato contro e sette erano assenti. Un messaggio chiaro per il governo e per Renzi. Che si aggiunge al voto ribelle della minoranza Pd: 18 senatori hanno votato l’emendamento soppressivo (12, invece, i dem che non hanno votato proprio). Il presidente del Consiglio che commenta così il voto della minoranza Pd di ieri: “Una parte del Pd ha voluto dare un messaggio politico approfittando delle assenze”.

Commenta la spaccatura interna ai dem il senatore Pd Paolo Corsini, vicepresidente Commissione Esteri del Senato: “Tal Luca Lotti, insigne statista del bigliardino, chiama vigliacchi i senatori del Pd che non hanno votato la delega sulla Rai, dopo averne chiesto invano l’accantonamento. Fa il suo lavoro di mazziere: la perfetta incarnazione di quel servo che ubbidisce illudendosi di comandare, come avrebbe detto uno dei padri del cattolicesimo democratico. Non c’è da stupirsi: da subito applica la lezione appresa alla mensa di Verdini”.

Mentre Renato Brunetta chiede che il presidente della Repubblica convochi Renzi: “Ieri il governo è andato sotto su un punto essenziale della riforma della Rai voluta a tutta forza dal premier. Non si è trattato di un incidente, ma di un ‘no’, cosciente e motivato, di una parte della maggioranza che evidentemente non è più tale. Ora come può continuare a reggere l’Italia un governo di sua natura incostituzionale?”.