La Sicilia non va in default, ma solo perché non è indipendente e fa parte di uno Stato sovrano. È questo il passaggio fondamentale dell’audizione di Maurizio Graffeo, presidente della sezione riunita della Corte dei conti di Sicilia. Il magistrato contabile è stato ascoltato dai deputati della commissione bilancio dell’Assemblea regionale siciliana. “La regione – ha spiegato – soffre una forte crisi di liquidità intesa come incapacità di corrispondere pagamenti ma l’isola non corre il rischio di default, la Sicilia è parte di uno stato comunitario, è la Repubblica italiana che deve garantire l’equilibrio dei suoi conti”. Tradotto vuol dire che è Roma che deve rispondere dei disastrosi conti palermitani: in caso contrario l’Isola sarebbe sull’orlo del fallimento.

“L’emergenza finanziaria in Sicilia resta una questione da risolvere– ha chiarito Graffeo – ma escludo ogni rischio di commissariamento“. Appena due settimane fa il consiglio dei Ministri aveva dato il via libera all’erogazione di 300 milioni di euro (poi diventati 500), soldi fondamentali per chiudere il bilancio siciliano. Una situazione di deficit, quella dei conti isolani, che è all’ordine del giorno ormai da parecchio tempo. “Negli ultimi dieci anni – ha attaccato poi Graffeo – la Corte dei conti ha sempre ripetuto alla Regione di fare un piano di rientro da questo deficit. Non sono problemi che si risolvono in pochi anni, ma serve un piano serio e credibile”. Pesantissime, a questo proposito, le parole usate da Diana Calaciura, procuratore generale d’appello della Corte dei conti, presentando la sua relazione sul rendiconto generale del bilancio siciliano. “Nel 2014  – aveva detto Calaciura il 3 luglio scorso- la fase recessiva dell’economia siciliana non si è arrestata anzi, prosegue e prosegue in maniera maggiore non solo rispetto al resto d’Italia ma anche rispetto al resto del Meridione”.

Anche oggi, davanti ai deputati regionali Graffeo non ha risparmiato i toni critici, concedendo anche qualche nota positiva in relazione ad un piano di rientro dal deficit.  “La Corte dei conti ritiene che un primo passo verso questa direzione l’abbia fatto l’assessore al Bilancio Alessandro Baccei con il Dpef del governo Crocetta: un primo passo dove si dice che bisogna concordare con lo Stato le entrate. E la regione deve fare la sua parte sul contenimento delle spese e riqualificazione, con una serie di operazioni. Bisogna andare avanti e tenere la barra dritta il più possibile”. Una barra che senza l’aiuto di Roma sarebbe tutt’altro che salda.